Cenni sulla vita di S. Eufemia

La più bella immagine di S. Eufemia ci é data da un quadro di Andrea Mantegna che si conserva a Napoli.
E’ una fanciulla di gentilissimo aspetto, dai morbidi capelli biondi e dal comportamento nobile e sensibile.
In testa ha una corona regale, a simboleggiare la santità, e con una mano regge un ramo di palma a simboleggiare il martirio. Nell’altra mano stringe un giglio, simbolo di purezza, mentre ai suoi piedi attorce un feroce leone, a indicare lo strumento del suo martirio.
Eufemia, dal greco, vuol dire "colei che parla bene", la donna della bella parola; e davanti a questa figura della Santa, fiera e gentile, si pensa che tale attributo ben si addica alla persona della Martire.
La storia, però, non ci ha tramandato le parole di Eufemia: per lei, con infinita eloquenza, la sua eroica testimonianza di fede, cioé il suo martirio, al quale é affidata per tutti noi la sua gloria.
Era una fanciulla di Calcedonia, in Bitinia, e durante la persecuzione di Diocleziano, cioé ai primi anni del IV secolo, subì il martirio in odio alla fede cristiana. La fanciulla dalla bella parola ebbe così i denti spezzati a colpi di martello e fu fatta morire tra le fiamme del rogo.
Questo é quanto si sa di certo sul suo conto.
Ma il Martilogio Romano, in questo giorno, ci dà del suo martirio un racconto più ampio e suggestivo."Ella sopportò per Cristo le torture, la prigione, le verghe, i supplizi della ruota, le fiamme, i pesi, le fiere, le flagellazioni, le lame taglienti, la pece bollente.
Portata di nuovo all’anfiteatro, per essere data alle belve, dopo aver pregato il Signore di ricever l’anima sua, una delle belve l’addentò, mentre le altre le leccavano i piedi, Ella rese così a Dio l’anima immacolata.
Questa descrizione del suo straordinario martirio offre abbastanza materia per giustificare le figurazioni della Santa tessute dalla leggenda e delineate dell’arte. Una leggenda, per esempio, racconta che quando fu davanti al giudice, per assistere al martirio dei suoi compagni, ed essere spinta all’apostasia, Eufemia alzò la sua chiara voce dicendo al giudice che egli le recava offesa. Di ciò si rallegrò il persecutore, credendo che la fanciulla patrizia si sentisse offesa dall’essere trattata alla stregua dei cristiani, e volesse così confessare di non essere una di loro. "no disse invece Eufemia tu mi rechi offesa facendo giungere alla gloria altri prima di me, e ritardando il combattimento e la gloria della mia vittoria. Secondo un’altra leggenda, quando la Santa venne gettata nella fossa delle belve ferocissime, queste la si fecero incontro docili e festanti, intrecciando le loro code in guisa di seggio, sul quale Eufemia passò in trionfo davanti agli spettatori dell’anfiteatro, finché il coltello del giustiziere non macchiò di rosso la neve della sua carne.
Nel 451, si tenne a Calcedonia, nella Basilica elevata sul corpo della martire, il IV Concilio Ecumenico, cioé universale, della Chiesa cattolica, Pare anzi che un miracolo della Santa contribuisse alla vittoria dell’ortodossia sull’eresia eutichiana, che fu condannata in quel Concilio. Ebbe, allora inizio la diffusione in tutto il mondo del culto di S. Eufemia e della sua fama. Le sue reliquie si sparsero venerate in tutti i paesi cristiani, mentre si moltiplicavano, dall’Egitto all’Italia, dalla Siria al Portogallo, dalla Spagna alla Germania, le chiese a lei dedicate.
La Martire giovinetta di Calcedonia divenne così una Santa Universale, e in ogni paese del mondo ebbe la sua ideale patria.
Il suo silenzioso insegnamento d’amore, il suo eroico messaggio di fede trova infatti un’eco sempre nuova, perché non é mai sopita nei secoli l’ammirazione degli uomini per la gentilezza unita all’eroismo, per la bellezza congiunta alla virtù.
S. EUFEMIA PATRONA DEL LATTE
Da una conversazione con il Prof. Emiliano Giancristofaro, insigne studioso di folklore, originario di S. Liberata (nipote dell’indimenticabile zi’ Pètre) abbiamo ricevuto gli spunti per la seguente nota:
Il culto del latte è assai diffuso nel folklore religioso abruzzese e non v’è paese o contrada, in cui non siano presenti superstiti ricordi di grotte e fontane che avevano la virtù miracolosa di far ritornare il latte alle puerpera che l’avevano perso. La Madonna, Sant’Agata, Santa Scolastica, Santa Eufernia erano le Sante che più comunemente venivano invocate dalle donne nella impossibilità di allattare il bambino. Bisogna, però, ricordare che una volta il latte materno era l’unico nutrimento per i bambini appena nati. Questo spiega il numero rilevante, anche a firma di grandi artisti, di quadri che ritraggono «La donna che allatta» o le varie sante invocate per la protezione del latte. Nei testi di tradizioni religiose, spesso si accenna alla di/fusione delle reliquie del «latte della Madonna", che tanto sarcasmo e indignazione suscitavano nel riformatore protestante Giovanni Calvino, nel suo "Trattato delle reliquie".
A Lanciano, una volta, per qualsiasi problema di perdita del latte materno si ricorreva a Santa Fumija (Eufemia), santa abbastanza famosa anche altrove per questa specialità taumaturgica, che, nella contrada di Santa Liberata, proprio vicino alla Chiesa, aveva una fontana.
Con il nome di Eufemia, nella Biblioteca Sanctorum, ci sono diverse sante, da Eufemia di Calcedonia, la più importante è raffigurata anche in un celebre dipinto di Andrea Mantegna, ad alcune badesse e monache provenienti un po’ da tutta l’Europa:
ma, per il culto di contrada S. Liberata, S. Eufemia deve essere la santa martirizzata alla fine del IV secolo, dopo essere stata ferocemente torturata. Santa Eufemia ha una fontana miracolosa anche ad Orsogna dove, una volta,le donne «alla ricerca del latte perduto» si recavano per bagnarvi avanzi di pane, chiesti in elemosina ai frati, che mangiavano dopo aver fatto abluzioni della stessa acqua miracolosa.
Dalla fontana di Santa Fumjia in contrada Santa Liberata di Lanciano non si ha più traccia perchè, una ventina di anni fa, in seguito ad uno sbancamento di terreno, si «è persa» la sorgente.
Le donne della zona, le più anziane, ci hanno testimoniato che una volta le puerpere arrivavano quotidianamente alla chiesa per bere l’acqua miracolosa di Santa Fumija e c’era anche chi veniva per riempire bottigliette da riportare a casa per le abluzioni dei seni … asciutti delle puerpere senza latte e per massaggiare le poppe delle mucche e delle pecore: ciò perchè si credeva che quell’acqua favorisse anche gli animali.