Chiesa di S. Antonio (già S. Angelo della Pace)

La chiesa bombardata nel 1944
Un‘antica rivalità tra le città di Lanciano e di Ortona, sorta ed alimentata dal contrasto circa il controllo del piccolo porto di S. Vito, sta all’origine della costruzione del convento di S. Angelo della Pace in Lanciano e di S. Maria delle Grazie in Ortona.
Il Papa Martino V aveva autorizzato (1424) il frate francescano Giovanni da Capestrano ad aprire un nuovo "luogo" per i frati "devoti" o dell’osservanza nella badia di Frisa, abbandonata dai monaci.
La presenza di frate Giovanni fu un’occasione provvidenziale per un tentativo di pacificazione tra le due città frentane.
Il tentativo ebbe esito positivo, grazie all’intelligenza paziente del Capestranese, il quale seppe comporre le antiche rivalità formulando una serie di reciproche condizioni, raccolte in un documento denominato "lodo", tuttora conservato nella biblioteca civica di Lanciano (1427).
A ricordo di tale evento, per iniziativa di frate Giovanni e delle autorità cittadine, sorsero i conventi di S. Angelo della Pace in Lanciano (attualmente convento di S. Antonio) e di S. Maria della Pace in Ortona (oggi S. Maria delle Grazie). Fuori le mura della città, accanto ad una piccola cappella, dedicata all’arcangelo S. Michele, venne costruito il convento di S. Angelo della Pace (1426-1430), divenuto presto un forte richiamo di pietà popolare e più tardi sede della formazione di giovani aspiranti alla vita religiosa e sacerdotale.
Il primitivo complesso architettonico doveva limitarsi alla chiesa, in stile gotico, e all’attiguo chiostro con cellette soprapposte per l’abitazione di religiosi. I1 tempio è preceduto da un porticato a cinque arcate, verosimilmente dell’antico impianto. Nella lunetta del portale è raffigurato in maiolica l’arcangelo S. Michele.
La chiesa subì variazioni ed ingrandimenti attraverso i secoli:
fu ampliata nel 1600, rifatta ed abbellita dopo il terremoto del 1606, restaurata nel 1903 e 1930.
Tuttavia, l’ampliamento più vistoso è avvenuto nella seconda metà del secolo ventesimo con il risultato che ammiriamo. A lato della chiesa, s’innalza solenne, slanciato e maestoso il campanile della Pace, inaugurato da Pio XII per impulso via radio nel 1954. Attraverso le porte di bronzo con scene della vita di S. Antonio di Padova, opera dell’architetto Prof. Giuseppe Madonna, si entra nel tempio ad una sola navata, a croce latina, con ampie cappelle laterali. L’altare maggiore di marmo termina in un elegante tempietto con al centro il Crocifisso.
Sulle pareti sono stati eseguiti svariati affreschi del pittore Paolo Rivetta di Milano.
Il critico d’arte Pier Giuseppe Agostoni ne dà un giudizio abbastanza lusinghiero, rilevando in particolare la mano sicura di ottimo affreschista.
Nell’abside è sistemato il coro, costruito dopo gli eventi bellici; nel catino troneggia un ampio ed elegante mosaico (la Pentecoste), opera dell’artista Fravret di Pietrasanta. Dal lato destro della chiesa, si entra nel chiostro, unica superstite architettura quattrocentesca: un quadrato con cinque arcate in mattone, l’ultima delle quali porta la data dell’anno 1589. Scomparsa quasi completamente la serie di affreschi che ornavano le lunette delle pareti; appena un piccolo frammento, vicino all’ovale di Giovanni da Capestrano anteriore alla beatificazione avvenuta nel 1690. Attraverso un bel portale in pietra con sopra un monogramma Bernardiniano si entra nei locali del convento.
Volgendo a destra si aprono due porte frontali di pietra:
una che immette nei locali della cucina, l’altra nell’ampia sala della mensa o refettorio, ove si possono ammirare l’affresco della cena di Emmaus del pittore Frate Terenzio Barbone e scene bibliche dipinte dal già ricordato Prof. Paolo Rivetta. Nel piano superiore si trovano le celle dei frati e sui vani, che guardano il chiostro, è stata sistemata una ricchissima biblioteca. Avendo il convento subìto gravissimi danni a causa dell’ultima guerra mondiale, alcune parti sono state ricostruite dalle fondamenta, aggiungendovi un nuovo piano per lo studentato di teologia, benedetto dall’allora ministro generale P. Agostino Sepinski (1955)
All’ombra del convento di S. Antonio in Lanciano, sono fiorite opere di beneficenza e di servizio sociale di grande rilievo. A proposito, vogliamo ricordare la costruzione di un ampio e moderno Orfanotrofio nell’immediato dopo-guerra allo scopo di accogliere tanti ragazzi sbandati ed esposti ad un avvenire incerto.
Venuta meno la finalità dell’accoglienza degli orfani, l’edificio venne quasi completamente trasformato e destinato a casa di riposo per gli anziani (1980), a cui è stata aggiunta (1994) l’infermeria per i religiosi della provincia monastica di S Bernardino in Abruzzo. Concludiamo questa breve presentazione della chiesa-convento di S. Antonio e della sua opera di cristiana e umana elevazione nella speranza che la memoria di un passato, così ricco di presenza francescana nel popolo frentano possa continuare e crescere nel terzo millennio.
Testi del Comitato Parrocchiale S.Antonio Lanciano
Una figura storica dal 1940 agli anni '80 fu quella di Padre Giustino D'Orsogna , Persona integerrima fedele alla sua vocazione fino alla morte, esempio di fortezza e fermezza, si racconta che durante la guerra andava in piazza Plebiscito con la carriola a raccogliere i cadaveri per dar loro degna sepoltura.
L'Aquila: Padre Giustino con S.S. Giovanni Paolo II