La Chiesa di Santa Liberata in Lanciano ( Ch )

 

Le prime notizie riguardanti la chiesa di Santa Liberata si riferiscono al 1500, essendo essa cita­ta nei ” capitoli” di Lanciano quale confine di pascolo.

Il costruttore fu Jacopo Ghiaccio nei primi  decenni del 1600 la costruzione venne  ampliata da Giulio Arcucci.

A seguito di una petizione dei cittadini del quar­tiere Sacca, l’Arcivescovo Lorenzo Mangiò unì la Cappella di Santa Maria Liberatrice, detta anche S. Reparata vicino al Feltrino “alla Confraternita di S. Rocco.

Parecchi atti notarili del 1600 citano la Chiesa di S. Liberata.

Si trattava di donazioni (10 ducati per tante messe ecc.) o di acquisti di terreno adiacente per conto della cappella.

Lo storico lancianese Bocache riferisce che nel 1630 la confraternita della Pietà, il primo Maggio in occasione della festa, si portò in processione alla Chiesa di S. Liberata, furono dati “al tamburino” 0,06 ducati;

Mons.Alvares, Arcivescovo di Lanciano, visitò nel 1671 S. Liberata. Nel resoconto della visita si dice che all’interno vi era l’immagine della Vergine, dipinta sul muro, con ai lati le immagini di San Giovanni Battista e di S. Antonio Abate.

Dietro l’altare c’era il coro, al di sopra del quale si eleva un piccolo campanile. Un’altra visita a S. Liberata la fece l’Arcivescovo Carafa nel 1676: il Primo Maggio del 1800 la festa vedeva la presenza di un canonico, che portava dalla Confraternita la Santa Spina con baldacchino, accompagnato dalla Confraternita dei Raccomandati e dai chierici del Seminario.

In una ‘pianta del regio tratturo” del 1812 si legge che il tratturo era largo “60 passi napoletani” ovvero “63” passi,  ogni passo era quindi di circa mt. 1,85.

La Chiesa di S. Liberata si trovava a “10 passi” da un bordo del tratturo e a più di 90 metri dall’altro bordo.

Sulla pianta sono riportate anche il fiume Feltrino, un ponticello di fabbrica nello stesso fiume la masseria di Saverio Memmo e le zone di tratturo occupate dai con­finanti, tutti individuati ed elencati.

Come S. Antonio e l’Iconicella, la Chiesa di S. Liberata era legata in modo stretto al tratturo e alla sua attività economica e sociale.

I più anziani ricordano il lento e lungo transitare delle greggi che da S. Liberata salivano ai margini della città, passavano davanti al Convento di S. Antonio, e quindi salivano alla piana dell’Iconicella per andare poi verso Mozzagrogna e la Valle del Sangro.

Il fronte della Chiesa é stata restaurata il 3 Settembre 1995 con tre mosaici di ceramica dipinti a mano collocati sul frontale della Chiesa e realizzati dalla Ditta Bontempo di Rapino (Ch).

Il mosaico più grande é situato nello spazio centrale della facciata, tra le due finestre, è rappresenta la Madonna con il Bambin Gesù in braccio.

Alla destra della facciata (dell’osservatore) é rappresentata una scena di donna che allatta un bambino presso una sorgente, a ricordo dell’usanza da parte delle puerpuere di recarsi alla fontana miracolosa di Santa “Fumija”. Alla sinistra, invece é rap­presentato un pastorello in atteggiamento di preghiera, mentre pascola il gregge sul vecchio tratturo esistente nella zona.

In occasione del collocamento dei mosaici, é stata ripulita anche la facciata della Chiesa riportando alla luce il vecchio mattone.

La festa di Maria SS. Della Libera in questa Chiesa viene celebrata ogni anno nella prima Domenica di Maggio.

Dall’opuscolo “SANTA LIBERATA” del Prof Giovanni Nativio

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