Nei registri della cancelleria angioina (1271-1272) si rileva che in quell’epoca esisteva, fuori porta S. Nicola, un convento benedettino femminile “sub regia protectione Cenoubia Monalium S. Agathes de Lanzano”‘ (Registri detta cancelleria Angioina )
Amiche
il Fella attesta: ‘Stabat et quondam Cenoubia Monalium S.ta Agatha extra Divi
Nicolai Porta…” (Fella:
cronologia urbis Anxani, manoscritto)
Il Bocache afferma che questo monastero era tenuto in grande considerazione e si trovava fuori la porta di S. Rocco, nel quartiere Sacca. nel luogo che veniva chiamato Villa Fenaroli, poco distante dalle mura della città. (cfr. Bocache: manoscritti vol . VIII )
Lo
stesso Bocachec afferma che fin dall’anno 1278 il monastero possedeva ed era
contornato di alcuni beni per cui si poteva congetturare che, nella fondazione
del monastero e della relativa Chiesa, vi potesse essere presente
un ricco benefattore o la città stessa di Lanciano. (cfr.
Bocache: manoscritti vol. VIII )
1324—1325:
dal quaderno del Sinodo e di altri redditi della Chiesa si legge che la rendita della cera del convento femminile era di 1
cera libra: ‘‘S. Agatha de Lanzano
c.l. 1"
parimenti versava tareni (non precisati) al vescovo di Chieti per i chierici durante la S. Visita. (dai libro delle decime)
Già dall’anno 1338, in occasione dell’inventario dei beni di S. Maria Maggiore, si riscontravano terreni confinanti con i beni delle monache di S. Agata . Il Bocache fa notare cche non si è potuto trovare a quale ordine facessero parte dette monache, ma lui congettura che fossero dell’Ordine dei Mendicanti.
(Bocache :manoscritti vol . VIII )
Il 10
luglio 1348 venne stipulato uno strumento con il quale il diacono Giacomo
elesse sepoltura nella chiesa di S. Nicola elargendo decime anche al monastero
di S. Agata. (Antinori : libro di memorie a cura di M. Scioli.)
Nel
1358 in un inventano dei beni di S. Maria Maggiore figura una terra detta “alla
Serra” vicino i beni della chiesa di S.Agata. (Marciani
: regesto n.11)
Nel 1390 un certo Buccio di Stefano di Michele, uomo ricco di Lanciano, fece testamento a varie chiese di Lanciano. A due monache di questo convento, suor Cecca e suor Filippa, ‘furono lasciati da Buccio alcuni danari per comperarne tonache”. Di questo convento, aggiunge l’Antinori, nel 1625 non restava alcun segno. (Antinori: libro di memorie a cura di M. Scioli).
Il 25 agosto 1446 si registra che il monastero di S.Agata aveva dato il nome a tutta la contrada, poichè proprio in quell’anno donna Goliata, moglie di Stefano de Cilnis, rilasciò un territorio in contrada S.Agata. (cfr. Bocache: manoscritti vol.VIII ).
Il 18 giugno 1478 il notaio Giovanni rogava strumento con il quale Gaspare de Aventinis, vicario e arciprete di S. Maria Maggiore, lasciava legati riguardanti l’edificio di S.Agata (in opere tecti). (Antinori: libro di memorie a cura di M. Scioli)
Il 20 marzo 1569 i canonici e il capitolo di Lanciano, poiché il beneficio rurale di S.Agata era vacante per la morte di . D.Fabio Florio, chiesero all’Arcivescovo Piscicelli, in virtù dcl Concilio di Trento, l’annessione del beneficio alla mensa capitolare. Ciò avvenne subito. (Antinori: Libro di memorie a cura di M. Scioli)
11 4 dicembre 1573 il percettore dell’Arcivescovo Rodriguez riscosse dalla chiesa di S. Agata 10 grani per Santa Visita.
(Antinori:
Libro di memorie a cura di M. Scioli)
Nel 1591 vi furono riscossioni di grano e legumi per il capitolo di Lanciano.Tra le varie chiese si menziona anche quella di S.Agata.
(Antinori: libro di memorie a cura di M. .Scioli)
NeI 1592 l’attuario dell’Arcivescovo Tasso compilò una ricevuta di carlini 15 e mezzo per la visita di alcuni benefici tra cui la chiesa di S.Agata che pagò 10 grani. (Antinori: libro di memorie a cura di M. .Scioli)
11
27 gennaio 1594 il notaio Paolo rogava strumento con il quale il vicario
generale don Giuliano Cannella asseriva di possedere un pezzo di terra della
chiesa di S.Agata, la maggiorr parte sterile. (Antinori: libro di memorie a
cura di M. .Scioli)
Nel 1625, come afferma Bocache, non vi restava più alcun vestigio del monastero, come anche della chiesa di S.Agata.
Anche lo storico Fella ne attesta.( cfr. Bocache: manoscritti vol . VIII )
Al tempo del famoso storico lancianese Uomobono Bocache (1745-1801), la contrada di S.Agata, con il monastero) e la chiesa, era ridotta a ‘famoso ortaggio e giardino” per mente del canonico don Carlo Fenaroli, cittadino; e sopra detto luogo) si era stabilita una ventina di famiglie (20 fuochi) che appartenevano a Villa Fenaroli . Il suolo era molto fertile e produceva frutta, fiori e pergolati di varia specie che formava “la delizia di quanti vi passeggiavano “. Era famosa per la sua “pescheria .
(cfr. Bocache: manoscritti vol . VIII)