12 giugno 1944, tutti a casa

 

Alla vigilia della festa di S. Antonio, P. Giustino, insieme ai chierici, tornati da Campli, rivede finalmente la sua cara Lanciano: è sfigurata! La guerra ha lasciato profonde ferite dappertutto; il convento di S. Antonio, in più punti, appare sventrato. Il 13 giugno, in un clima di generale commozione, si celebra la festa del Santo: il popolo frentano ritrova se stesso, nel desiderio comune di rinascita e di una fede rinnovata in Dio buono e misericordioso, Padre provvido per i suoi figli, provati da lutti, distruzioni e privazioni d'ogni genere. Si avverte, profonda, l'esigenza di una immediata ricostruzione non solo materiale, ma soprattutto morale e spirituale. Occorrono radicali mutamenti, che mirino, sì, a lenire le ferite materiali, ma anche a riportare al centro di ogni società il senso del diritto e della giustizia, la dimensione dell'amore, per ridare speranza e fiducia ad una umanità sgomenta e disorientata. P. Giustino, nell'Qmelia, ha una parola di conforto e di incoraggiamento per tutti, di dura condanna, per chi ha trascinato il mondo alla rovina.