Cappuccetto Rosso, alla rovescia

 

Le illusioni cominciano a cadere, quando ci si rende conto del rischio di incappare in uno dei frequenti rastrellamenti, che recluta-no manovalanza per il fronte. E un giorno, ecco alcuni soldati tedeschi, che vanno setacciando la campagna di Filetto, palmo a palmo, grotta per grotta. Sono ormai a qualche centinaio di metri. I religiosi sono un po' tutti avanti negli anni; ma P. Giustino è giovane e robusto, con i suoi 32 anni. Non c'è tempo da perdere. Occorre mettersi in salvo. Ci vuole un nascondiglio più sicuro. P. Giustino, correndo carponi e quatto quatto, fra sterpaglie e arbusti, raggiunge un vicino casolare, abitato da 'Zà Catarina', una terziaria francescana, con un cuore di mamma, grande così. Bussa ed entra trafelato. Si sente braccato. Ha i tedeschi alle calcagna . La donna, con risolutezza e coraggio, tenta il tutto per tutto: lo sospinge nella camera della nonna e, tolto il cappuccio, lo fa infilare nel letto, con tutto il saio; gli aggiusta sul capo un fluente fazzoletto, di un rosso sbiadito e glielo lega, con un nodo, sotto il mento, in modo che spunti il naso, appena appena. Come fanno le vecchiette. Spalle rivolte alla porta e qua e là, subito un credibile disordine, con sottane e zinali, gettati alla rinfusa. Per terra, a fianco al letto, un vecchio orinale, scrostato e arrugginito. Appena pochi minuti col fiato sospeso e due nordiche basette irrompono, mitra alla mano, e mettono tutto a soqquadro. Un calcio alla porta ed entrano anche nella stanza della nonna. Ma subito, il cumulo di vecchiume così bene ostentato e quel pitale, che troneggia ad un lato del letto, creano un improvviso senso di nausea e di ripulsione. E passano oltre. P. Giustino è salvo. È la favola di Cappuccetto Rosso, rivisitata, con inversione delle parti.