Contro l'errore, non contro l'errante
P. Giustino, per quello che poteva, faceva del bene a tutti, senza guardare al colore politico o all'estrazione sociale. Egli era contro l'errore, non contro l'errante. Questi, secondo le illuminate parole di Giovanni XXIII, è "un essere umano e conserva, in ogni caso, la sua dignità di persona; e va sempre considerato e trattato come si conviene a tanta dignità " 21 . A questo spirito evangelico attinse, per un dialogo con l'uomo della strada. Garbato e signorile nel tratto, affabile e premuroso verso tutti, lottò contro l'errore, per un impegno a favore dell'uomo. Difese la sua liberà dall'effimero e dall'illusorio e da tutti gli ingannevoli vitelli d'oro della cultura di massa occidentale; ma lo mise anche in guardia verso l'utopia del dominio di una classe sociale sull'altra. Riesame radicale dei miti presenti nella società dell'opulenza; riflessione critica ed obiettiva sul dogmatismo dialettico, per un superamento di ogni pregiudiziale atea, espellendo lo schiavo, che tale sistema ha dentro di sé. A goccia a goccia, come direbbe Cechov. Non semplice revisionismo tattico, come avviene al X Congresso del PCI, nel 1962, per rappattumare voti, ma impegno concreto a favore dell'uomo.