Crollo dei valori, crisi morale, e riflessione teologica
Durante i 17 anni di parrocato di P. Giustino, si afferma una cultura e un modo di sentire, che percepiscono i valori del vero, del bene e del giusto non più come esigenze assolute ed immutabili, ma come realtà contingenti e relative. Non si è più capaci di stabilire in assoluto ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, ciò che concorre a definire la verità intorno all'uomo e ciò che gli è contrario. I riflessi negativi della legge sul divorzio fanno sentire i loro contraccolpi sulle scelte di molti giovani. Una sempre più diffusa diffidenza verso la vita a due, spinge le giovani coppie al matrimonio di prova, alla semplice convivenza, all'amore libero, alla fedeltà relativa. Si instaura un clima di lassismo e di permissività. I rapporti sessuali prematrimoniali diventano un modo come tanti altri, per una reciproca conoscenza; la verginità al matrimonio, derisa e ridicolizzata da rotocalchi, films e narrativa, è in forte declino. Si afferma una più giovane età al (primo) matrimonio. Le nascite, grazie all'aborto, che diventa un mezzo di controllo demografico, vengono programmate in base a diagrammi, legati a livelli di aspirazione sociale, all'ambizione di un più elevato tenore di vita. In campo politico, i reati di peculato, di furto allo Stato, di clamorosi ammanchi di denaro, sono all'ordine del giorno. Durante gli anni di piombo e dell'eversione, l'opinione pubblica viene a conoscenza di rapporti nascosti tra uomini politici e delinquenza organizzata. Esplode il caso della P2 e si assiste, increduli, al sequestro del Vangelo nelle Logge massoniche, da parte di cristiani al di là di ogni sospetto. Droga, prostituzione e omossesualità, che oggi si intrecciano pericolosamente alla peste del secolo, l'AIDS, completano il deprimente quadro morale. Nelle catechesi di P. Giustino traspare sempre più l'ansia e la preoccupazione per la caduta verticale del senso morale della vita; per il degrado dei costumi e il dissolvimento delle più sane tradizioni cristiane; per la vasta fenomenologia del male, conseguente ad una visione atea e materialistica della vita, la cui matrice non è solo di natura marxista. L'ideale borghese poggia sempre più la propria sicurezza nel possesso e nel godimento dei beni materiali; l'umanesimo delle civiltà occidentali degenera in consumismo; la cultura di massa si orienta verso l'effimero e l'illusorio. E poi, l'indifferenza religiosa dei cristiani anagrafici! Ad accrescere il turbamento di P. Giustino, contribuiscono alcune novità degli anni '80: non solo la maternità è considerata una malattia, che si previene con gli anticoncezionali e si cura con l'aborto; non solo vengono riciclati i feti abortiti, per la preparazione di sofisticati prodotti cosmetici. Ora si vendono anche i bambini. Anzi, si acquistano a pezzi, per il trapianto delle parti pregiate. L'inaudito mercato pare si vada affermando tra i paesi sottosviluppati dell'America latina e quelli cosiddetti civile del Nord. Il genio malefico hitleriano impallidisce e i suoi forni crematori passano in second'ordine. Ironicamente! Una mostruosità sempre più atroce, che soppianta l'altra! Novità, in tal senso, sembrano venire dai pericolosi giochi di prestigio della moderna ingegneria genetica e da tutte le arbitrarie manipolazioni sulle cellule germinali. L'eugenetica, nel predisporre nuove metodiche, per migliorare la qualità della vita umana, non sempre chiude il varco al timore che vengano calpestati i valori costitutivi della dignità della persona umana. Collateralmente all'inseminazione artificiale, moralmente lecita, se ottenuta nei modi dovuti e con materiale genetico di una coppia omologa, nascono le banche degli spermatozoi, che sollevano nuovi problemi umani, sociali e giuridici, dinanzi ai quali la sensibilità sacerdotale di P. Giustino non può restare indifferente. La maternità è presa in affitto, a pagamento, grazie alla prestatrice di utero, alla madre surrogata. Si è capaci di riprodurre una precisa copia di se stessi, come anche una serie di gemelli perfettamente identici, con la tecnica della donazione. Una suggestiva società di supermen, per bellezza, forza e intelligenza? Ma anche di individui destinati a obbedire, a lavorare e a servire! Figli generati oggi, che potrebbero essere fatti nascere dopo anni, con il processo del surgelamento, in attesa di essere impiantati in qualche utero. Un vero sequestro di persona, un grave e arbitrario atto di violenza, perpetrato contro la vita, già ai suoi primi albori, cui occorre rispondere con la civiltà dell'amore, che riconosce anche all'embrione significati e diritti. Si afferma, infine, la cultura del 'figlio perfetto', della creazione di una razza superiore, attraverso la microchirurgia embrionale; non solo prevenzione di tare genetiche, di anomalie cromosomiche e di tutto quanto può compromettere dall'inizio la vita umana; ma selezione, su commissione, degli embrioni umani. Ora, al rifiuto dell'handicappato, si aggiungerà quello del figlio normale, che, per certi requisiti, sarà considerato una sottomisura. In prospettiva, un futuro per soli supermen? Avrà ancora senso parlare di uguaglianza sociale, di parità di diritti e di doveri? Non sembra, a giudicare dalle spinte razziste, dalle istanze velleitarie per una progenie superiore, per una razza pura. Il genio malefico del mito ariano si sta minacciosamente reincarnando, attraverso le curve perverse di un progetto eugenetico, che volutamente rifiuta di passare per le coordinate della legge di Dio. La scienza, disancorata dai principi etici, che discendono da Dio, è capace di partorire qualsiasi mostruosità. Anche quella, per restare ancora in campo genetico, di impiantare lo zigote non solo in un habitat extrauterino, in uno spazio artificiale extraumano, ma addirittura, come già si prospetta in qualche ambiente scientifico, in un utero animale. Una prospettiva sconcertante! P. Giustino, attento a tutte le novità e pronto a cogliere ogni errore, che interviene nelle scelte significative per l'esistenza, non si trincera dietro colpevoli silenzi, ma denunzia coraggiosamente il male, con l'inevitabile conseguenza di comunicare all'assemblea liturgica la sua ansia e la sua preoccupazione per troppi esiti negativi, legati alla novità per la novità. Nel desiderio sincero di contribuire alla formazione di coscienze rette, che non subiscano gli eventi, ma che siano esse stesse ad orientarli, recupera, attraverso la catechesi e la predicazione, le secolari certezze della riflessione teologica, ne ripropone l'orientamento dinamico e sprona con forza a ripensarle a fondo. Egli, angosciato da tutte le dissacranti epifanie del male e sorpreso dal letargo di troppe coscienze, che si lasciano vivere, stimola l'uditorio, lo incita a non cedere, con ingenua superficialità, alle seduzioni del male; lo incoraggia e lo aiuta, con la luce della verità, a non smarrirsi nei labirinti dell'errore, nei dedali delle ambiguità e nei grovigli delle mode culturali. La teologia, sul piano strettamente morale, è in grado di fissare limiti invalicabili all'agire dell'uomo. P. Giustino, partendo dalla verità biblica che la creatura umana è fatta a immagine e somiglianza di Dio, e convinto che lo smarrimento dell'idea di Dio rappresenta la perdita della vera identità dell'uomo, è teso, nervi e tendini, ma soprattutto cuore e intuito, a riscoprire le linee fondamentali della teologia morale e a riproporre, con spirito profetico, Dio e la sua legge. Il suo obiettivo è un umanesimo cristiano, per un mondo che non si lasci dominare dalla scienza e dalla tecnica, dalla politica e dall'economia, ma che sia capace di finalizzare tutto questo all'elevazione sociale e spirituale della persona umana, centro di ogni interesse, in una sintesi armoniosa tra materia e spirito, per un autentico e vero servizio all'uomo.