Difesa dei principi evangelici, in materia di divorzio e di aborto

Sul finire degli anni '60, si innesca, nel nostro Paese, un processo di profonda trasformazione, i cui sintomi esplosivi sono la contestazione giovanile nel '68, il referendum sul divorzio nel '74, la riforma del diritto di famiglia, che nel 1975 abolisce il reato di adulterio e il referendum sull'aborto, nel 1981. Una vera escalation, che porta alla luce un'Italia laicistica e materialistica; un capovolgimento di valori, che spinge gli abortisti a definire la nuova legge, che condanna a morte milioni di bambini, passata col 67,9% dei voti, "una spinta impetuosa verso la crescita civile e democratica" 22 . P. Giustino, appena conosciuto i risultati del referendum sull'aborto, in segno di ennesima condanna per una scelta immorale e incivile, suona le campane a morto. Il Campanile della Pace, con i suoi mesti e accorati rintocchi, denunzia un disumano e assurdo proclama di guerra, che diventa legge di Stato. Durante tutto l'arco delle due campagne referendarie, P. Giustino si era battuto a fondo, con tenace e indomita passione, per illuminare le coscienze, nella difesa della famiglia, attaccata frontalmente dai partiti di sinistra. Contro la cultura, che lavorava alla distruzione dell'istituto f amiliare, ritenuto strumento di oppressione, di alienazione dell'uomo ed elemento centrale di un meccanismo repressivo della libertà, frapposto alla riappropriazione della vita, della sessualità, della corporeità e dell'erotismo 23 , P. Giustino riproponeva con forza e con coraggio, la visione cristiana del matrimonio, che, per rivelazione, è monogamico ed indissolubile. La cultura marxista, nel difendere il diritto al divorzio, sa appropriarsi ipocritamente della terminologia cristiana, e parla di reciprocità d'amore nel matrimonio; solo che è da ricercarsi volta per volta, attraverso la scomposizione e ricomposizione del legame matrimoniale, puntando ad una "monogamia giuridica scomponibile (mediante il divorzio) '' 24 . P. Giustino ribadisce, nella sua catechesi, che il matrimonio, elevato da Cristo alla dignità di Sacramento, si realizza in una esperienza d'amore, vissuta nella reciprocità del dono, mettendo il proprio progetto d'amore umano, all'interno del progetto d'amore di Dio, che accoglie ogni valore terreno: affetto, tenerezza, esplosione di vita e gioia nel sentirsi partecipi della Sua azione creatrice, con i figli che diventano lo specchio, la prova di un'avventura audace, vissuta stabilmente all'interno di una comunità d'amore in comunione, quale deve essere la famiglia. Il pericolo che i cristiani cedano alla tentazione di un'etica f a- miliare accomodata e lassista, è nell'aria e P. Giustino lo percepisce, col suo fine intuito. E angosciato al pensiero che l'Italia, dati i tempi che corrono (gli anni '70 sono anche gli anni di piombo!) possa essere investita e travolta, sul piano morale, dall'immane frana dei valori. Dall'altare, nel confessionale, per strada, nelle famiglie e dovunque incontri gente disposta al dialogo, egli mette in guardia dal demone del preconcetto ateo, che non sa riconoscere alla persona umana la sua origine sacra, il suo destino eterno e quindi la sua intoccabilità ed inviolabilità. Fa appello alla fede, come disposizione singolare ed emergente, nell'offrire una risposta alla Parola di Dio, che chiama a fare scelte precise. Il piacere calcolato, il tornaconto, l'utile e le emozioni soggettive non possono essere assunte come giustificazioni e moventi delle azioni umane. E la retta coscienza, fondata sulla legge eterna e immutabile di Dio, a determinare la vita, non "la vita che determina la coscienza", come vorrebbero K. Marx e F. Engels.