Fra Giustino

 

Il dolore fisico ne aveva temprato l'animo e Alberto, durante i lunghi mesi della malattia, aveva seguitato ad accarezzare l'ideale francescano, che ora appariva vivido come non mai, agli orizzonti dei suoi sogni. Agli inizi di febbraio, chiese ai suoi di poter tornare a bussare alla porta del convento, per ripetere e portare a termine l'anno di noviziato. I genitori non erano più entusiasti della sua scelta. Temevano che la dura vita del chiostro, la penitenza, i piedi scalzi, le ristrettezze economiche, il cibo scarso e povero di vitamine e il freddo, potessero incidere negativamente sul suo già precario stato di salute e causare pericolose ricadute. E poi quel nome ostico. Ladislao. Mai sentito prima. Avrebbe gettato il ridicolo su tutta la famiglia. La madre finì con l'opporsi risolutamente alla decisione del figlio, di far ritorno in convento; l'ostacolò in ogni modo, fino ad indurire il proprio cuore, dinanzi alle sue lacrime. Un vero braccio di ferro tra i due, durato quasi tre mesi: da una parte, eccesso di amore materno; dall'altra, fedeltà ad una chiamata. La visione della Madonna, a distanza di otto anni, produceva inalterati i benefici effetti nell'animo del giovane. Il fascino e la suggestione per i valori dello spirito crescevano, in lui, con la sua età. La Vergine Santa gli era apparsa, perché inviata da Dio. I suoi sottovalutarono l'evento; non lo compresero. E lo soffocarono nel silenzio; Alberto, invece, dopo la malattia, era in grado di razionalizzare meglio l'emozionante esperienza della sua infanzia: Dio lo aveva chiamato in quel modo, nella trasparenza cristallina di un incantevole sorriso materno. Il giovane chiedeva, con le lacrime, che la sua madre terrena si mettesse in sintonia con quella del Cielo. In un certo senso, le parti, tra Agostino e Monica, sì erano invertite Alla fine, la madre Lucia cedette, seppure a malincuore; pretese, però, che almeno quel nome di sapore ostrogoto, venisse cambiato in Fra Antonio. Il maestro di noviziato, P. Bernardo Paglione, arricciò il naso; ma, forse, ebbe modo di riflettere che il nome Ladislao (da vlad = dominare, e slava = gloria, quindi 'dominare con gloria'), come programma di vita, meglio si addiceva al Santo re d'Ungheria, vissuto nel sec. XI, che non ad un francescano, seppure anche questi fosse chiamato a dominare, e con successo, sulle proprie passioni. Si addivenne, così ad un compromesso: il 29 aprile 1928, Alberto indossava di nuovo l'abito francescano, ma col nome di Fra Giustino, in onore del santo vescovo, che, nel IV secolo, riplendette, a Chieti, per la sua intrepida e giusta fede. La nuova identità di Fra Giustino era tutta in quel nome, che, dal latino jus-juris, diritto, stava a significare l'uomo giusto, onesto e buono, fedele alla legge santa di Dio e alla voce della sua retta coscienza. All'indomani della sua vestizione, iniziava il mese dedicato alla Madonna, tradizionalmente celebrato, dai francescani, con partecipazione e intensità di vita. Il Sacro Ritiro di Qrsogna, nel mese delle rose, è tutto un tripudio di vita, che esplode all'intorno e crea un clima di festa e di piacevole suggestione; una condizione favorevole all'elevazione dello spirito. Immerso nella luce e nei teneri colori di una primavera in fiore, avviluppato da una solitudine beata e da una pace incantevole, dominato da austeri silenzi, rotti solo a tratti dallo stormir del bosco suggestione per i valori dello spirito crescevano, in lui, con la sua età. La Vergine Santa gli era apparsa, perché inviata da Dio. I suoi sottovalutarono l'evento; non lo compresero. E lo soffocarono nel silenzio; Alberto, invece, dopo la malattia, era in grado di razionalizzare meglio l'emozionante esperienza della sua infanzia: Dio lo aveva chiamato in quel modo, nella trasparenza cristallina di un incantevole sorriso materno. Il giovane chiedeva, con le lacrime, che la sua madre terrena si mettesse in sintonia con quella del Cielo. In un certo senso, le parti, tra Agostino e Monica, sì erano invertite. Alla fine, la madre Lucia cedette, seppure a malincuore; pretese, però, che almeno quel nome di sapore ostrogoto, venisse cambiato in Fra Antonio. Il maestro di noviziato, P. Bernardo Paglione, arricciò il naso; ma, forse, ebbe modo di riflettere che il nome Ladislao (da vlad = dominare, e slava = gloria, quindi 'dominare con gloria'), come programma di vita, meglio si addiceva al Santo re d'Ungheria, vissuto nel sec. XI, che non ad un francescano, seppure anche questi fosse chiamato a dominare, e con successo, sulle proprie passioni. Si addivenne, così ad un compromesso: il 29 aprile 1928, Alberto indossava di nuovo l'abito francescano, ma col nome di Fra Giustino, in onore del santo vescovo, che, nel IV secolo, riplendette, a Chieti, per la sua intrepida e giusta fede. La nuova identità di Fra Giustino era tutta in quel nome, che, dal latino jus-juris, diritto, stava a significare l'uomo giusto, onesto e buono, fedele alla legge santa di Dio e alla voce della sua retta coscienza. All'indomani della sua vestizione, iniziava il mese dedicato alla Madonna, tradizionalmente celebrato, dai francescani, con partecipazione e intensità di vita. Il Sacro Ritiro di Qrsogna, nel mese delle rose, è tutto un tripudio di vita, che esplode all'intorno e crea un clima di festa e di piacevole suggestione; una condizione favorevole all'elevazione dello spirito. Immerso nella luce e nei teneri colori di una primavera in fiore, avviluppato da una solitudine beata e da una pace incantevole, dominato da austeri silenzi, rotti solo a tratti dallo stormir del bosco e dal garrulo cinguettio degli uccelli, cari a S. Francesco, diventa la cattedrale per coscienze che vogliano essere in pace con Dio, con se stesse e col prossimo; luogo dove la salmodia è annunziata ai casolari circostanti dal suono argentino delle campane, col profumo degli incensi, la preghiera, la meditazione, lo studio della regola francescana, i lavori nell'orto! È in questo devoto angolo di sognante spiritualità, in questa isola di Paradiso, che Fra Giustino, sotto lo sguardo materno della Madonna degli Angeli, iniziava nuovamente la sua avventura francescana; gli era di stimolo l'esempio di pii religiosi e il ricordo storico di Santi e Beati, che in quelle stesse celle avevano conosciuto estasi e felici visioni. E la sua vita tornò subito a farsi sogno: l'impegno missionario, il ministero sacerdotale, l'emozione delle prime esperienze apostoliche. Nelle sue pupille splendeva la primavera limpida del Cielo, che, al di là di inevitabili momenti di smarrimento, comuni a tutti i giovani, che scelgono sentieri ardui, l'avrebbe accompagnato fino al Sacerdozio e oltre. Ormai la malattia, la febbre ghiandolare di Pfeiffer, restava solo un lontano ricordo. Il 30 aprile 1929, emetteva la Professione temporanea, con i tre voti dell'Obbedienza, Povertà e Castità. "Se vuoi essere perfetto - dice Gesù al giovane ricco - và, vendi quanto hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi".2 Fra Giustino, durante gli anni della sua formazione, lavorerà seriamente a costruire il suo edificio spirituale su queste tre colonne, senza spirito di rivalsa o di incongrue e contraddittorie riappropriazioni.