Fra Ladislao
Alberto aveva il cuore puro e semplice, i piedi che olezzavano di erbe e di viole, gli occhi limpidi: due gocce di rugiada, che riflettevano l'azzurro del cielo. Come Lucia, Giacinta e Francesco; come Bernardetta Soubirous. Certo è che, dopo gli 8 anni, qualcosa accade in lui, che lo esilia dal suo mondo e lo lancia sul sentiero di un avvenire insospettato: l'ideale del Sacerdozio francescano! Egli sente, come d'incanto, nascere e crescere dentro di sé una voce, che lo chiama a seguire S. Francesco. E una scelta, che non può ritenersi condizionata da fattori economici e sociali. La famiglia è benestante. Nel 1912, anno di nascita di Alberto, il padre Filippo s'era costruita una casa comoda e spaziosa. Aveva sotto di sé, come s'è detto, garzoni ed operai. Collaborava attivamente con le aziende dei due fratelli maggiori, Francesco Paolo e Giuseppe. Il lavoro era ben organizzato e si produceva ogni bene di Dio. Non mancava nulla. Una vera famiglia patriarcale, di memoria biblica, dove, davvero, scorreva latte e miele. E allora? Il suo desiderio di mettersi alla sequela del Poverello d'Assisi, è una chiamata dello Spirito Santo, che, come scrive il teologo B. Forte1, scuote la sazietà, per suscitare la ricerca; inquieta la stasi, per sospingere verso la libertà del nuovo, servendosi di segni, ora velati, presenti in filigrana nella realtà quotidiana, ora pienamente leggibili ed inequivocabili.