Impegno missionario e pluralismo culturale
La molla della progressiva e rapida trasformazione, cui viene sottoposta la società, a partire dagli anni '60, è il pluralismo culturale: sotto i suoi colpi, si rompe e va in frantumi il precedente equilibrio concentrico, consolidato intorno ad un quadro di valori di riferimento, sperimentati e ritenuti validi per millenni, e si afferma un insieme articolato di nuovi modelli di comportamento, di ideologie e di filosofia, spesso in conflitto tra di loro. Ognuna di esse ha la pretesa del monopolio della verità e si offre, autonomamente, come sistema autosufficiente di valori e come unica soluzione significativa per l'esistenza. P. Giustino, per 17 anni, è parroco, in un mondo che cambia. La Chiesa, non del tutto a ragione, è ritenuta, per natura, immutabile; questa volta, sarebbe stata costretta ad adeguarsi al cambiamento, a rincorrerlo, per non restare tagliata fuori. La verità è che la Chiesa, col Vaticano Il, ha cercato dì incrociare il cambiamento della più ampia società, in cui è inserita ma si è fatta anche promotrice di ulteriori mutamenti, che non arrestino lo sviluppo umano e sociale entro gli angusti orizzonti della scienza e della tecnica, ma aprano la strada all'avvento di nuovi valori, senza i quali, l'umanità è condannata ad implodere su se stessa, ad essere distrutta da una tecnologia, che non tiene più conto della dignità dell'uomo. P. Giustino non è chiuso al cambiamento, non oppone cieche ed irrazionali resistenze; ma è cauto. Egli avverte, con fiuto profetico, che le dinamiche del pluralismo culturale sono troppo rapide ed incontrollate; esse non possono essere accettate ad occhi chiusi, senza una riflessione e un discernimento critico. Chi non ricorda, oggi, certe follie eroiche, che, sul finire degli anni '60, impazzano, in modo tumultuoso e chiassoso, un po' dovunque, fino ad invadere lo stesso mondo liturgico? Stravaganze d'ogni sorta, parodie, Sacerdoti capelloni, balletti in chiesa, per mimare i divini misteri; minigonne, che scoprono le nudità finanche intorno all'altare, quando Dio dice a Mosè: "Non salire per gradini al mio altare, affinché non si scopra la tua nudità" 2 ; Messe yè yè, Messe beat, Messe creole, celebrate in un dionisiaco abbandonato all'arte dei suoni; tamburi, grancasse, piatti e chitarre, che mettono a tacere l'organo: escono dalle discoteche e invadono i presbiteri. Qualcuno, entrando in chiesa, crede di aver sbagliato porta, di essere entrato nel reparto juke-boxes di una sala da giochi: il gregoriano era venuto fuori dai monasteri; la musica della nuova liturgia sembra nascere nelle sale da ballo.

P. Giustino accetta e promuove la nuova liturgia, ma non permette che si apra a tutti i venti. Si impegna a ridare vigore e incisività al fenomeno del sacro, sulla scena di un mondo proiettato nel futuro; ma serra le porte al relativismo morale e alla profanazione del dramma della Croce. E tra i pochi ad accorgersi che, se la vecchia liturgia era un cadavere imbalsamato, quella nuova, vissuta nell'abuso, diventa un cadavere in decomposizione. La liturgia non sopporta troppe porte e finestre aperte. Per P. Giustino ne bastano due, che o si aprono insieme a salvezza per l'uomo, o insieme si chiudono: la santità dei divini misteri, che discendono dall'Alto; la riverenza e il devoto rispetto di chi li celebra. In tutti i settori della vita si afferma una fenomenologia, che conduce alla relativizzazione dei sistemi di valori, alla massificazione dei livelli di condotta, allo svuotamento e al collasso dei significati. Si demitizzano valori collaudati per millenni e vengono mitizzati disvalori, propri di una società materialistica. P. Giustino intuisce che il clima di incontrollata euforia, che accompagna i cambiamenti, rischia di degenerare in un crollo di valori. Più che favorire la novità ad ogni costo, egli punta su ciò che vale, evitando il materialismo cultuale, che minaccia la liturgia, e facendo argine alla decandenza morale, sostenuta dalle filosofie atee e secolarizzate. Non si limita a denunziare il male. Si impegna, con una catechesi personalizzata e diversificata per gruppi ed individui, a forgia-re le coscienze, a plasmare gli animi. Non è sordo alle difficoltà e ai problemi, che angustiano l'uomo di oggi; ma a chi chiede pane, non offre scorpioni.