La madre Lucia.
La figura paterna e il sistema di vita sociale da essa promosso, si traducono, per il piccolo Alberto, in valori e costituiscono il corpus etico iniziale, il codice deontologico, intorno al quale si va costruendo il suo sistema di valenze sociali, morali e cristiane. Ma nel 'palazzo' della sua personalità, c'è un'altra colonna portante: la madre Lucia. Si dice che un adulto disturbato psichicamente, salvo che non siano intervenute carenze costituzionali, è un giovane disadattato, un ragazzo poco amato, un bambino mal nutrito psicologicamente, cui furono negate carezze, sorrisi, colloqui ed altre dimostrazioni d'affetto. Alberto era legato alla madre da un amore intenso: tutti e due costituivano una diade, un binomio inseparabile. Non è necessario scomodare Edipo e il suo complesso, per spiegare quanto, invece, era frutto di una educazione alla reciprocità, al dialogo, all'interazione significativa, allo scambio di messaggi umani e spirituali.
Alberto apprese il primo sistema di sicurezze e di fiducia, già nel periodo dell'allattamento. Lo sguardo di un bambino, che suechia il latte dal seno materno, è appello all'assistenza, al contatto corporeo, alla protezione, al soddisfacimento dei suoi bisogni primari, alla stimolazione dei suoi interessi; è strategia per uno sviluppo armonico della sua personalità. Lucia, da un lato, seppe stimolare nel suo bambino un processo di vera e propria evocazione dei dati biogrammatici; dall'altro, negli anni dell'apprendimento, offrì l'esempio del suo comportamento, intessuto di sani principi, di insegnamenti dettati dal cuore, di fede, di preghiere e di tutto il patrimonio della cultura agricola e contadina: un mondo antico e dignitoso di coerenze e di virtù, chiuso all'effimero, nonostante una certa agiatezza, legata al commercio del latte e del vino. Un mondo, che, giorno dopo giorno, si ristrutturava, vincolandosi ad immagini di obbligatorietà, ripetizioni, ritualità, eppure adatto e teso a sviluppare capacità progettuali di autocomprensione della propria vita, del gioco, del lavoro e delle proprie azioni. Senza inibizioni, Alberto, già intorno ai 5-6 anni, si rivelava un ragazzo vispo e vivace. E a farne le spese, saranno quasi sempre le sue ossa.