La visione
Il ragazzo è a letto, ingessato. Superato lo shock dei primi giorni, la sua fantasia timidamente ricomincia a tessere la rete dei suoi sogni proiettivi: la vita all'aperto, i compagni di scuola, la maestra, i giochi e tutti i simboli del suo piccolo mondo, che lo riappacificano con l'esistenza. E una sera, quando all'avemmaria si diffondeva per la campagna una dolcezza lenta di campane, nell'incanto di un trepido tramonto, inghirlandato dalla mistica voluttà di nubi di porpora e di viola, ecco, all'improvviso, piovere dalla finestra una intensa luminosità. Cresce sempre più, quando, nel mezzo, appare una bella signora, vestita di luce, ma velata in nero. Ha un volto diafano e leggiadro, soffuso di dolcezza e di tenerezza materna. Sorride con soavità e grazia, venata di ansia e di dolore. Il ragazzo sgrana due occhi, trabocchevoli di stupore, di meraviglia, di sorpresa. Vorrebbe gridare, ma l'emozione gli serra la gola. E come cristallizzato; ogni movimento psico-motorio resta bloccato. E quella donna vestita di cielo e di sole, di tristezza e di affanno, avanza, librata nel vuoto, le mani protese in avanti, quasi ad abbracciarlo, lieve e leggera. Alberto non batte ciglio. E come incantato. La donna si ferma davanti al comò, senza pronunziare parola. Solo l'affascinante e mesto sorriso, che parla di bontà, di amore, di pace: un messaggio scritto nei suoi occhi cerulei, che il piccolo Alberto, nella sua innocenza, ha già decodificato! Non si può sbagliare. E lei, la Vergine Santa, la Madonna Addolorata. La mamma Lucia gliene ha parlato da sempre, col cuore in mano. Il primo volto sacro conosciuto è il Suo; le prime preghiere, i primi bacetti rivolti a Lei, il Rosario in famiglia, le devozioni del mattino e della sera, fatte di Avemmarie; le visite in chiesa, l'Angelus Domini: la pietà mariana, divenuta, in casa D'Orsogna, religione mariana. Ora è lì, dinanzi a lui, Messaggera celeste. Il ragazzo, in un misto di profonda gioia, di viva commozione e di indecifrabile paura, ha una reazione affettiva superiore alle sue forze, che da solo non riesce a sopportare: si sente smarrito, naufrago in Paradiso. Alla fine, riesce a spezzare il silenzio, durato un'eternità: espio-de in un pianto dirotto e chiama a gran voce: "Mamma, mamma!". Ma quando questa arriva, trafelata e ansimante, dalla cucina e spalanca la porta, l'incanto finisce: la bella Signora si dilegua nella luce. Sogno? Allucinazione? Realtà? La mamma cerca di calmarlo, lo accarezza, gli sta vicina, per minimizzare tutto e sottrarlo alla violenta emozione. Ma Alberto ha ancora gli occhi ripieni di quell'immagine paradisiaca e racconta tutto, per filo e per segno. In famiglia si resta sconcertati e increduli. Si pensa ad una forma di esaurimento, dovuto allo stress per la duplice ingessatura, che lo tiene immobile a letto. Si fa argine all'intorno e la notizia non esce di casa. Si teme che Alberto possa essere preso per un visionario, o ritenuto affetto da una sindrome paranoica. Se poi si deve credere ad un segno del cielo, c'è chi pensa, tra i fratelli, che Alberto stia per morire e che la Madonna sia venuta a chiamarlo. I panni del lutto, indossati dalla Vergine, ne sono una riprova! Si vivono ore di trepidazione. Si prega. L'ansia cresce; ma passano i giorni, le settimane e, alla fine, Alberto può togliere i gessi, perfettamente guarito. La lenta riabilitazione, il ritorno in mezzo ai prati, la scuola, gli amichetti, la vita di sempre. Della visione non se ne parlerà più; non per chiusura scettica e per disprezzo ipercritico, ma perché la situazione psicologica ed emotiva si decanti da sola. Oltretutto, non si vuoi trasformare in ostacolo, ciò che potrebbe essere stimolo e aiuto ad un cammino di fede, ad un dialogo interiore. I fatti dimostreranno che Alberto, nonostante la tenera età, sarà capace di lasciarsi docilmente interpellare dalla Madre di Dio: di lì a qualche anno la sua esistenza subirà una svolta decisiva. Di quel segno celeste non se ne parlerà più, per tutta la vita; ma la straordinarietà di una esperienza, durata quasi 60 anni, costituirà la riprova più eloquente ad una gioiosa accoglienza, custodita gelosamente, con gratitudine e consolazione.