Le Opere Sociali

P. Giustino era un uomo attento a leggere i segni dei tempi e aperto al cambiamento significativo.

Durante il suo mandato di Provinciale, si rende conto e prende atto che le mutate condizioni sociali, gli inediti e sconvolgenti mutamenti apportati dalla guerra, esigono, da parte di tutti, una diversa mentalità ed uno stile nuovo di presenza nel mondo.

In una sua lettera circolare, così scrive: "Aggiornarsi, per rispondere più efficacemente ai bisogni e alle esigenze del nostro tempo, è doveroso e quanto mai consono all'ideale dello stesso Serafico Padre .

Perciò, egli addita alla testimonianza francescana, nuovi e più concreti orizzonti, giustificati dalla storia: ''Nei periodi aurei il nostro Ordine, è stato sempre in testa ad ogni movimento spirituale, scientifico, missionario, sociale e apostolico, appunto per quella duttilità, che gli facilita l'aggiornamento ai bisogni del momento'' .

E S. Francesco stesso a sollecitare questo spirito di presenza cristiana, in un mondo che cambia; Egli, infatti, avverti prepotente una tormentosa sete e passione di vivere una vita di identificazione, di conformazione a Cristo, giovando a sé e agli altri". La novità dei tempi esige illimitata disponibilità e fedeltà alla gloria di Dio, che è l'uomo vivente, in linea diretta col vigore e la fecondità delle origini.

P. Giustino promuove un forte coinvolgimento di obbedienza, di povertà e di purezza dei costumi, evocando tutto il potenziale umano, morale e spirituale francescano, che deve trasformarsi in giudizi e in scelte operative; fuori del convento, c'è un'umanità dolente, che lavora disperatamente a rimarginare le proprie ferite, spiando all'orizzonte del suo dramma, se si scorga, in lontananza, qualche buon samaritano.

Alle porte dei conventi bussano, a frotte, gli amici di S. Francesco: i poveri, che chiedono un piatto di minestra e un tozzo di pane, conditi di gentilezza, di letizia e di calore umano. Spesso sono ragazzi, rimasti orfani.

La carità è come frate vento: viene e và.

Una delle testimonianze più belle dell'Abruzzo francescano, nel dopo-guerra, è costituita dall'accoglienza di centinaia e centinaia di ragazzi, orfani di guerra, negli Istituti educativi ed assistenziali, che nascono all'ombra dei conventi di Lanciano, Capestrano, Sulmona, Celano e L'Aquila.

Quivi, schiere di ragazzi, in un clima di affettuosa amicizia, ritrovano il calore di una famiglia, congiunto alla sicurezza del domani, attraverso il conseguimento di un titolo di studio, di un mestiere e di un'adeguata preparazione professionale.

Anche i seminari di Tagliacozzo, di Penne e di Tocco Casauria pur mantenendo un indirizzo vocazionale, svolgono una meritevole funzione sociale: essi trasmettono cultura e formazione a ragazzi poveri dei paesi più remoti d'Abruzzo, che, diversamente, non avrebbero accesso allo studio.

L'idea della scuola dell'obbligo è ancora molto lontana. La scuola media è riservata ai figli del padre medico, avvocato, ingegnere, insegnante, ecc. Le scuole di avviamento professionale, cui accedevano le classi meno agiate, esistevano solo nei grandi centri, difficilmente raggiungibili da chi viveva in fasce montuose e periferiche, non collegate da mezzi di trasporto pubblico.

Si andava a piedi, percorrendo anche diversi chilometri, sotto freddo e intemperia. Il fenomeno della mobilità sociale, se esisteva, era solo di tipo orizzontale, con spostamenti migratori di interi nuclei familiari dal Sud al Nord o verso altri continenti, e con passaggi da un gruppo sociale ad un altro, situato allo stesso livello.

La mobilità di tipo verticale, con passaggio di un individuo da uno strato sociale ad un altro, più elevato, da una classe sociale all'altra, almeno come ascesa, era sconosciuta.

La società post-bellica e pre-industriale era altamente stratificata e assolutamente rigida, impenetrabile, chiusa ed immobile. Ciò significava che, al suo interno, non c'era movimento ascendente: ogni individuo era legato allo strato sociale in cui nasceva.

La scuola, che avrebbe dovuto impollinare tutti gli strati, per una crescita equilibrata di tutto il tessuto sociale, contribuiva ad ispessirne le membrane divisorie, poiché era intesa come privilegio di una ristretta élite; accessibile, quindi, ai soli strati superiori. Il sistema scolastico rappresentava un ascensore, che si muoveva solo tra i piani superiori dell'edificio sociale. I Frati Minori d'Abruzzo, sotto il governo di P. Giustino e ancora per decenni, finché non si arriverà ad un sistema scolastico democratico, con la scuola dell'obbligo e il diritto allo studio per tutti i cittadini, precorsero i tempi, supplendo, pur con i loro limiti, alle gravi carenze dello Stato.

La nuova Famiglia francescana di S. Bernardino da Siena, sotto la saggia guida e l'intuito di P. Giustino, seppe anticipare un tipo di società, caratterizzata da una stratificazione del tipo plastico, aperto, penetrabile e mobile. Con spirito di altruismo e di abnegazione, partecipò la sua cultura ai poveri, a migliaia di ragazzi, più direttamente colpiti dalla guerra, con un sistema scolastico paragonabile ad un ascensore, che andava dalla base al vertice della piramide, rendendo il sapere accessibile a tutti.