Matriarcato televisivo e rivolta morale
Sul finire degli anni '50, anche nei conventi, tra pudiche resistenze e facili accomodamenti, fa il suo ingresso trionfale il "mondo", divenuto improvvisamente immagine, rumore e suono: calandosi attraverso un antenna, innalzata in un angolo nascosto del chiostro, esso si rende prepotentemente presente a chi vi si è ritirato, per praticarvi i consigli evangelici, nella spiritualità della "fuga dal mondo". Basta premere un pulsante e l'universo entra in convento.
E' la TV! In pochi centimetri quadrati, la più mirabile delle sintesi. Le categorie del tempo e dello spazio, che subiscono una metamorfosi senza precedenti; l'universo che si contrae alla dimensione di un fazzoletto; una società esplosiva in tutte le sue manifestazioni, che implode in un cinescopio, divenuto, anche per il frate, una finestra aperta sul mondo. L'evento è rivoluzionario: da sopra i tetti dei conventi e dai campanili scende una realtà, cui il frate, all'atto di abbracciare la vita religiosa, aveva voltato le spalle, chiudendole la porta in faccia. Un recupero, via etere? Una riappropriazione, in nome del progresso scientifico e tecnologico? Sul momento, il fascino di poter assistere in diretta ad eventi, che stanno accadendo altrove, crea suggestioni irresistibili in tutti. L'immagine, che fino allora si andava a scoprire altrove, fuori casa, ora ti giunge accanto, mentre sei comodamente seduto in poltrona, e diventa il centro della tua esistenza, portandoti, vicino al focolare, i rumori e i misteri del mondo. E' una matrona esigente, alla quale devi dedicare tempo, sottraendolo alla conversazione, al sonno o anche alla preghiera, se necessario. Non conta più chi ti sta a fianco; non è più l'uomo il centro dell'universo, ma la sua immagine. L'uomo che diventa spettatore di se stesso! P. Giustino resiste al cambiamento, con i toni accesi della rivolta morale, con il rigore del digiuno assoluto. Egli vive una dimensione spirituale, che lo porta a non conformarsi alla sapienza di questo secolo 4 , che, in troppe cose, "giace in potere del maligno" 5 . Non cede al matriarcato della TV, non affitta i suoi occhi, le orecchie e i nervi ad un potere egemonico, che, attraverso programmi di discusso valore morale e spettacoli indecenti, può fomentare "la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l'orgoglio della ricchezza" 6 . Il suo impegno ascetico, le mortificazioni, i piedi nudi per una vita, l'aspra penitenza, vissuta in letizia francescana, il rigore morale, appreso ai piedi del Crocifisso e tradotto in quotidianità, con coerenza ed entusiasmo: tutto questo lo aveva sufficientemente immunizzato dal rischio di giungere a ciò che il sociologo M. Mc Luhan 7 chiama la 'simulazione tecnologica della coscienza'. Esagerazione? Oscurantismo? Non ci si potrebbe accostare alla TV con la compiacenza di un mistico incantato, che contempla il volto di un creato amabile ed accogliente, nel quale alita il respiro vitale di Dio e vi si riflette la sua bontà? Diventare contemporanei e geograficamente presenti a quanto accade nel mondo, aiuterebbe a non estraniarsi dai drammi, che angosciano l'umanità. Oggi, più che la fuga dal mondo, si imporrebbe una presenza dinamica, aperta e innovativa. P. Giustino non contesta questi ed altri vantaggi, ma ritiene che la TV costituisca una grave distrazione e la evita. Nel gioco serrato dei monopoli pubblici e privati, oggi il piccolo schermo distribuisce più immagini, che idee; più disvalori, che valori; più menzogne, che verità; più violenza, che libertà. In 30 anni di incontrastato dominio, ci ha plasmati a sua immagine e somiglianza, abituando i nostri occhi, presi in affitto, a guardare la realtà con i suoi occhi. Siamo diventati la cassa di risonanza del piccolo schermo. Nei conventi, all'antico Silentium, che campeggiava sulle rampe delle gradinate e in fondo ai corridoi, per favorire lo studio, la preghiera e la meditazione, è subentrato il dispotico "Zitto tu!" del confratello, che ti sta a fianco, perché parla Lei, la nostra coscienza collettivizzata. Alle serate di fraternità intorno al "fuoco comune", si sostituiscono le maratone dei programmi televisivi. P. Giustino, nel rispetto per le scelte degli altri, non espose la propria vita ad alcun potere provocatorio e difese la sua coscienza da una pericolosa simulazione tecnologica. Dopo cena, una visita a Gesù Sacramentato e subito si ritirava nella sua cella, per un consuntivo della sua giornata e per ridefinire la sua identità di religioso, ai piedi del Crocifisso. Forse soffrendo, per i vuoti che subiva la vita comunitaria. Ma al mattino, era il primo ad alzarsi e a scendere in chiesa, per iniziare, nella preghiera e nel canto, una nuova giornata di impegno missionario, con l'entusiasmo e l'esuberante carica interiore di sempre.