Il mistero della Confessione e l'ideale della santità per tutti.

P. Giustino, nel suo lungo e fecondo apostolato nella parrocchia di S. Antonio, non si limita a denunziare il male, ma dà vita ad una catechesi articolata, tesa dapprima ad individuare le ragioni e le epifanie del peccato, per poi sradicano alla base e lasciarselo per sempre alle spalle, nel cammino verso la santità. Dal pulpito "grida a gran voce al popolo di Dio le sue iniquità, alla casa di Giacobbe i suoi peccati"  ; ma nel confessionale, attraverso il Sacramento che ci riconcilia con Dio, attua la relazione dell'evento irrepetibile della salvezza a ciascuna situazione umana, con pazienza e piena disponibilità. Egli dedica molta parte della sua giornata, anche dopo che lascerà il suo ufficio di parroco, nel 1982, all'ascolto delle confessionie alla direzione spirituale di fedeli e di anime consacrate, cui propone l'ideale biblico della santità, tema ricorrente nella Sacra Scrittura e tanto caro alla sua spiritualità. "Siate santi, perché Io sono Santo"  , dice Dio a tutti i suoi figli. E Gesù che ribadisce: "Siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli"  . S. Paolo fa bordone all'insegnamento di Cristo: "La volontà di Dio è la vostra santificazione"  ;  santi e immacolati al suo cospetto"  .

 Questo è un ideale che P. Giustino cerca generosamente di realizzare in sé, per proporlo coerentemente a chi chiede la sua assoluzione. La Confessione, più che un inceneritore dei peccati, integralmente denunziati attraverso un accusa meccanica e formalistica, è il Sacramento dell'incontro con Dio, che perdona e salva: il suo baricentro è tutto nella conversione del cuore e nella ritrovata volontà di camminare, in novità di vita, verso la santità. Egli considera la Confessione come una palestra, dove i penitenti, che cercano la sua mediazione, vengono addestrati ad una costruzione architettonica ed organizzativa della propria vita, prendendo a fondamento gli orizzonti dogmatici e biblici. Nel 1967 aveva insegnato Teologia Spirituale ai Chierici dello studentato di S. Antonio; aveva avuto modo, così, di radicarsi sempre più nell'idea che, ad una comprensione critica della fede, bisogna far corrispondere una sua esperienza vissuta, nel cammino verso la perfezione. Abituato, come s'è detto, a rifuggiare da minimalismo e da contenuti mediocri, porta i principi dell'ascetica e della mistica nel Sacramento della Confessione, che diventa direzione spirituale: egli non arresta il suo discorso alla Teologia pratica, sul versante della morale e della casistica, ma orienta i suoi penitenti alla prassi del cammino spirituale verso la perfezione. Non cristallizza il suo ministero intorno al "de licitis ed de illicitis", quantificando in centimetri le debite distanze dal peccato, ma si spinge ben oltre e propone l'ideale della perfezione e della santità per tutto il popolo cristiano, qualunque sia lo status di ciascuno nella Chiesa e nella società. Non si ferma al metodo speculativo-deduttivo della Teologia dommatica pura, intesa come scienza di verità offerte al godimento estetico ed estatico; ma usa la didattica della Teologia Spirituale, come arte e tecnica di perfezione cristiana per tutti. Però, siccome tra i cristiani si va diffondendo il 'senso reprobo', ossia l'incapacità di saper discernere ancora il bene dal male, non trascura la catechesi sui peccato. Nei colloqui personalizzati, P. Giustino mette in guardia da una mentalità iassista e permissiva, che attenua e minimizza il concetto di peccato. Dinanzi alla tentazione di personificare le moltitudini anonime e di assegnare globalmente delle responsabilità a tutti e a nessuno 10 , P. Giustino non discolpa il singolo dinanzi al male, che affligge il mondo; ma aiuta le anime a capire che questa triste realtà è presente soprattutto nella nostra psicologia e costituisce l'insieme delle nostre abitudini sbagliate, delle nostre tendenze distorte e dei nostri desideri disonesti. Il peccato si insinua nelle relazioni interpersonali, nelle strutture sociali, ingiuste ed oppressive, nella cultura che respiriamo, a volte strumento di menzogna e di disordine. Il peccato è lo scaccomatto alla santità. E il diaframma, lo steccato, il muro, innalzato pietra su pietra, tra noi e la nostra coscienza, tra noi e il prossimo, tra la nostra coscienza erronea e Dio. Il peccato è opera del maligno, che punta ad oscurare nell'intimo di molti cristiani, clero e laici, i valori e i contenuti evangelici. P. Giustino, che ha una mentalità biblica e filtra la realtà con la Parola di Dio, unica e sola in grado di accusarci e di convincerci di peccato, invita a resistere al male, restando saldi nella fede, poiché il diavolo "come leone ruggente va in giro, cercando chi divorare " 11 .

Contro gli attacchi del maligno, occorre tenere sempre in mano lo scudo della fede", per poter estinguere tutte le sue frecce infuocate 12 . Questi era P. Giustino. Non solo fiero e irriducibile avversatore di ogni regime totalitario, di qualsiasi matrice; vivace animatore di una costante opposizione creatrice al marxismo ateo; promotore di vita comunitaria, fondatore di opere sociali e costruttore di chiese. Egli era soprattutto difensore della fede e della Verità, profeta di un mondo diverso, nello Spirito di Dio, tenace e convinto banditore della sua Parola, fedele testimone dell'Assoluto, messaggero della sua pace e del suo amore, dispensatore dei suoi misteri, forbito artigiano del Sacro, raffinato e paziente cesellatore delle coscienze e attento interprete degli aneliti più belli del cuore umano.