Osmosi tra fede operante per la carità e vissuto quotidiano.

P. Giustino, memore dell'insegnamento biblico che la fede è viva, se opera per la carità , mentre è da ritenersi morta, se non si lascia informare dalle opere e dall'amore 4 , si studia di essere disponibile verso tutti, specie verso i più poveri e i bisognosi; ma il tutto in uno spirito evangelico di silenzio e di discrezione, di riservatezza e di segretezza su ogni situazione delicata, di cui viene a conoscenza, in ragione della sua missione sacerdotale. Le voci del dolore individuale, le condizioni angosciose, che attengono alla 'privacy', i problemi della sfera intima, affidati alle sue cure, si vanno a nascondere nelle pieghe più risposte del suo cuore e non ne escono più, se non per essere deposte sulla patena delle offerte a Dio, o per trarne ispirazione in nuove proposte salvifiche, in significative presenze di carità fraterna e di promozione umana e morale. A conoscenza dei rapporti critici, che qualche volta configurano la vita o della sua vasta parentela, o di amici, oppure di nuclei familiari della parrocchia, sa chiudersi ermeticamene in un assoluto riserbo, dietro il muro impenetrabile del segreto professionale. Questa dimensione sotterranea della sua ricca e polivalente esistenza, forse non è a tutti nota; ma certamente costituisce un testamento spirituale per quanti ebbero modo di sentirsi concretamente raggiunti dalla carica emozionale del suo cuore, vero luogo spirituale delle tante iniziative di elevazioni mistica a Dio e di aiuto morale e materiale a quanti recano sul proprio volto i segni del dolore, anche per situazioni interiori oscure ed inquietanti, sul piano della f ede e delle scelte etiche. Il richiamo dell'altro è assoluto e incondizionato, a prescindere da qualsiasi posizione preconcetta: il suo sguardo lo interpella, le sue inquietudini lo angosciano, le sue sofferenze diventano il punto di incontro, dove si esercita la sua intersoggettività, la sua vocazione ad essere per gli altri. La presenza del fratello è coinvolgimento delle proprie responsabilità di messaggero di Dio, chiamato a promuovere l'amore e la giustizia. P. Giustino è sempre sulla via di Emmaus, per farsi compagno di viaggio a quanti, illusi da facili speranze o sfiduciati per il tramonto di false sicurezze, sono alla ricerca di ideali per cui sperare, credere e lottare. Che si tratti di un giovane alla ricerca del primo lavoro, di una madre in ansia per i propri figli; di una Suora, che lotti per difendere la sua vocazione, contro le facili seduzioni del mondo; o che sia una persona malata, che vede compromessa la possibilità di essere ancora con gli altri; anime afflitte da crisi di fede, famiglie prossime al collasso, per un sottile ed inarrestabile deterioramento dei rapporti affettivi ed umani; disoccupati, che lottino disperatamente per riportare a casa un tozzo di pane; indigenti, che, nella loro condizione di assoluta miseria, si vedano negata la vita; ricchi, che pur navigando nell'abbondanza, si sentano soffocati (fatto molto raro!) dal benessere, dal capitale, peccato accumulato e senza speranza: con tutti P. Giustino si lascia prendere dai loro problemi, si interessa con discrezione alla loro vita, li provoca a venire fuori dal dubbio, dal peccato, spezza con loro il pane di una buona parola e di un impegno concreto. Il suo spirito missionario lo porta a compiere gesti, che giustifichino almeno l'amore e la speranza, in quanti si lasciano condizionare dal secolare o irretire dall'ateismo. Si dimostra umano e comprensivo con chi non riesce a credere, ma neanche sa trasformare la sua mancanza di fede in lotta aperta contro Dio; sa dialogare con l'ateo del crepuscolo, quello che incontra sul proprio cammino! Per strada, non si incrocia mai qualcuno, che sia nel buio assoluto, come, del resto, nessuno è nella luce piena. Siamo tutti nel crepuscolo, con la differenza che alcuni vanno verso la notte e rischiano di smarrirsi nella sua oscurità; altri, invece, camminano in direzione opposta, alla ricerca di un Sole, che non conosca tramonto. P. Giustino, credente autentico, avanza, con lo sguardo costantemente rivolto al Cristo, luce del mondo, avendo assunto a fondamento della propria vita le verità del suo Vangelo. Profondamente convinto della bontà della sua scelta, non vorrebbe che alcuno si privasse di una ricchezza interiore e di un patrimonio, di cui tutti gli uomini sono legittimi eredi. E questo desiderio assillante, che lo spinge a gesti concreti di solidarietà verso tutti, al di là di ogni pregiudizio, di sollecitudine e di premura, si tratti pure di persone 'scomode'. Un giorno, un noto leader politico, a cui chiedeva, ogni tanto, un interessamento per casi di effettiva necessità, o gli indirizzava persone in cerca di aiuto o di una 'raccomandazione', come si costuma in tutti gli ambienti, gli disse scherzosamente: "Ma P. Giustino, mi mandi anche giovani comunisti!" E lui, di rimando,: "Beh, sono anche loro figli di Dio".