PARROCO PER 17 ANNI, IN UNA SOCIETA' APERTA E DINAMICA
Testimone del suo tempo
P. Giustino, il 6 luglio 1954, fu confermato, ancora per un triennio, nell'ufficio di Guardiano del convento S. Antonio, in Lanciano. Tornerà a ricoprire la stessa carica, per il triennio 1963-66. Il 29 giugno 1965, l'Arcivescovo Mons. Perantoni erige a Parrocchia la chiesa di S. Antonio, ormai predisposta a tale logica evoluzione. Da antica data, i francescani avevano favorito l'aggregazione concentrica dei fedeli intorno a Cristo e ad una liturgia viva e partecipata. Erano stati dilatati spazi, carichi di emergenze simboliche e di polarizzazioni genuine e funzionali, per un dialogo col mondo circostante, alla cui nuova dimensione sociale e demografica vengono ora destinati.

E nello spirito francescano non considerare conventi e chiese, come un territorio concesso in 'beneficio', un centro di servizi pastorali, per destinatari passivi e distaccati. Ad un aristocratico isolamento claustrale, si preferisce la solidarietà e la comunità fraterna, religiosi e fedeli. Con l'affidamento della Parrocchia, è sufficiente incrementare l'organizzazione missionaria, la partecipazione, il volontariato, la corresponsabilità nella catechesi e nell'animazione dei gruppi; il coìnvolgimento dei fedeli, il loro apporto, indispensabile, "per la plantatio, la vita e la crescita della Chiesa, e per una irradiazione intorno a se stessa e verso coloro che sono lontani". 1 I Superiori dell'Ordine designano, come Parroco, P. Giustino, che, il 18 luglio successivo, viene ufficialmente investito e messo in possesso della facoltà di svolgere il delicato ed impegnativo mandato di pastore della nuova comunità dei credenti. P. Giustino inizia la sua nuova esperienza con l'entusiasmo e l'impegno di sempre. Egli si rivela subito una guida spirituale, testimone del suo tempo; una stazione ricetrasmittente, cui pervengono messaggi, che chiedono di essere decodificati, per una risposta significativa, sul piano dei valori. Egli è la cassa di risonanza di avvenimenti, di processi sociali e di dinamiche psicologiche di singoli individui e di gruppi, a volte solo tangenzialmente cristiani, spesso ambivalenti tra credenza e non credenza, mai ermeticamente chiusi ad un incontro dialogico.

Quasi corolle di fiori, che, dopo una pioggia battente, sanno riflettere ancora la luce del sole, l'azzurro del cielo. Aperte, dunque, all'impollinazione e alla fecondazione. P. Giustino è l'ape operaia, intrisa dal polline della Grazia divina: qualunque cosa egli tocchi, guardi, incontri, anche col solo sorriso, è raggiunta dalla Parola di Dio. E nominato parroco in un momento storico che, col Concilio, apre alla Chiesa l'epopea di una nuova frontiera: la rigenerazione della testimonianza religiosa e dell'evangelizzazione, con un programma dinamico, che favorisca l'approdo ad una fede fondata sulla coscienza, sui principi immutabili ed universali della Bibbia e sulla dignità della persona umana.
Occorre essere attenti osservatori delle istanze del mondo e mettersi in ascolto, ma saper provocare anche, al suo interno, risonanze evangeliche. Troppe cose nella società stanno evolvendo rapidamente, perché P. Giustino possa starsene quieto, in una sorta di immobile costellazione mentale e psicologica. Gli anni '50 avevano chiuso il faticoso periodo della ricostruzione. A partire dall'inizio degli anni '60 e fino a noi, si assiste ad una rivoluzione culturale globale, universale ed medita, di tipo copernicano: nel volgere di qualche decennio, si passa da una visione cosmocentrica dell'esistenza, statica e tradizionale, nella quale traspariva evidente la totale dipendenza dell'uomo, fragile e indifeso, dagli elementi della natura, ad una visione antropocentrica, con la persona umana, che diventa misura di ogni cosa: il prodigioso sviluppo tecnologico e scientifico la portano ad una mentalità dinamica, aperta e creativa; ad un'autocomprensione e ad un dominio razionale sul mondo.