Sacerdote , in mondo sconvolto
P. Giustino Sacerdote novello, nel 1935 
Ordinazione e prime esperienze
Il 21luglio 1933, spunta l'alba radiosa, che trasforma un sogno, lungamente accarezzato, in gioiosa realtà: Fra Giustino viene consacrato Sacerdote dall'Arcivescovo Mons. Piccirilli, nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Lanciano. Lo Spirito Santo gli dona una 'paternità' singolare: egli, d'ora in poi, assume il ruolo specifico di 'generare' nella fede e nella vita della Grazia quanti scelgono di fondare la loro esistenza sull'unico fondamento posto dagli apostoli, che è il Cristo Signore.

Verrà chiamato Padre, per la sua specifica funzione generante e pastorale, per mezzo del Vangelo e dei Sacramenti. (1 Cor 4,15). Il 28 dello stesso mese, Padre Giustino celebra la sua prima Messa Solenne, nella chiesa di S. Antonio. Il 4 agosto è tra i suoi, in contrada S. Iorio, in un clima di festa, di commozione generale e di ammirazione. Dalla sua persona traspare una forte carica spirituale ed un incontenibile entusiasmo, congiunti a modestia e a semplicità. Nel 'ricordino' della sua Qrdinazione implora da Dio "fede intrepida, amore ardente, zelo indefesso" e proclama la sua disponibilità ad offrirsi, in perenne olocausto, per il trionfo del Nome di Gesù e per l'avvento del suo Regno d'Amore e di Pace.

Primi destinatari del suo ministero sono gli alunni del seminario francescano di Tocco Casauria, dove, nel 1936, viene inviato, in qualità di Vice Rettore, a fianco di P. Valerio Abbonizio. Guidato dal suo personale rigore morale, adotta un metodo Improntato ad eccessiva severità, come ricordano confratelli ed ex allievi. Senza esperienza e privo di una specifica preparazione pedagogica, si ispirò al senso di dura disciplina, imposta a se stesso. Dopo tre anni di tirocinio tra i giovani, nel Capitolo del 1939,è nominato Segretario del Ministro Provinciale, P. Luciano Palmerio, e si trasferisce a Chieti. Senza venir meno ai suoi doveri di segreteria, non trascura il ministero sacerdotale tra i fedeli. Il confronto con la realtà socio-culturale del tempo si fa piùdiretto e partecipato. E attento agli eventi nazionali ed internazionali e sente che il mondo è su un'ondata possente della storia: l'Europa è in pieno assetto di guerra, ritenuta, ormai, un fatto inevitabile. Hitler, con azione fulminea ed improvvisa, annette la Polonia. Una sua più allargata aggressione non può costituire una sorpresa. Dopo quella guerra lampo, lo scontro fra ideologie e sistemi politici, più che tra le singole nazioni, appare una tragica realtà.

In questo scenario di paure e di tensioni, è agli esordi del suo pontificato Pio XII, eletto il 2 marzo 1939, in un conclave durato solo un giorno: per il suo severo carattere religioso, la vasta cultura, l'autorità morale, unita a "romana dignità e ad uno spirito aperto e cordiale"1 , Papa Pacelli sarà, per P. Giustino, un suggestivo modello di comportamento. Di Lui farà proprio non solo il dinamismo interiore e quella costante spinta ascensionale, plasticamente resa da certe benedizioni, impartite con ampio e solenne gesto delle braccia, sollevato sulla punta dei piedi, gli occhi rivolti al cielo; ma, soprattutto, ne assimilerà l'impegno per la persona umana, la difesa della sua dignità, l'amore per la Chiesa e la dialettica contro l'ateismo, propugnato dalle filosofie di Stato.