Studente universitario a Roma
Nel 1940 scoppia la seconda guerra mondiale. A nulla valsero gli sforzi del Romano Pontefice, per una composizione delle contese internazionali e per tenere almeno l'Italia fuori del conflitto: il 10 giugno di quell'anno, Mussolini, incoraggiato dai successi delle armate tedesche che, sfondata la linea Maginot, stanno puntando su Parigi, dichiara guerra alla Francia e all'Inghilterra. In questo clima di assurde ambizioni, di smarrimento dei valori cristiani e di crisi delle coscienze, P. Giustino viene inviato a Roma, per compiervi gli studi universitari di Teologia. La Chiesa, dinanzi al dilagare del male, punta alla redifinizione dell' immagine dell'uomo, alla rifondazione della sua etica sociale e dei suoi principi morali. Dinanzi alla cultura dell'odio e della sopraffazione, occorre ripartire dalla singolarità e dallo specifico della fede cristiana: il ritorno al Dio Trinitario, esiliato dalla teoria e dalla prassi dell'aberrante ideologia nazista, la riscoperta dell'uomo e della sua identità, da ricercare nella sua patria trinitaria, dove, per rivelazione, è depositato il suo progetto primordiale.

L'uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio; e Dio è Verità, Amore, Giustizia, Libertà. Dunque, l'uomo deve tornare ad essere quello che è: deve diventare amore, perché è amore, perché Dio è Amore. Auschwitz e tutti i campi di internamento e di sterminio nazisti sono infernali e demoniache epifanie di odio, di morte e di ditruzione, cui la fede cristiana deve contrapporre l'Amore. In questo contrasto di luce e di tenebra, di vita e di morte, di speranza e di disperazione, P. Giustino matura la sua coscienza di indomita avversione ad ogni forma di dittatura e di totalitarismo. E un atteggiamento, che nasce da profonde radici teologiche e da sincere motivazioni di fede. Il suo schema ottico, per osservate e giudicare il comportamento umano, è di carattere teologico: ogni sistema politico ed economico, che nei modelli teorici e nel vissuto quotidiano neghi Dio e tenti cancellarne l'immagine nelle coscienze umane, costituisce, per lui, il massimo degli errori, la somma di tutte le eresie, l'incarnazione dell'antico serpente, del "gran dragone, dal colore di fuoco" 2 , cui occorre opporsi con tutte le forze, anche a costo del martirio. Emblematicamente, accanto al Crocifisso e all'immagine dell'Immacolata, nell'atto di schiacciare il capo al serpente, che la insidia al calcagno 3 , P. Giustino terrà esposto nella sua cella, e fino alla morte, un eloquente S. Giovanni decollato. Il 5 luglio 1943, con il massimo dei voti, consegue il Dottorato in Sacra Teologia, con una interessante tesi, 'digna quae imprimetur', su "La dottrina della fede in S. Bernardino da Siena