Teologo, di fronte al marxismo
Molto si è parlato dell ' "anticomunismo" di P. Giustino. Poco si è riflettuto
sull'impegno culturale ed evangelico del teologo, di fronte al marxismo ateo. Le sue Omelie
erano oggetto di commenti, non sempre benevoli. Se ne parlava un po' dovunque, con sottile gusto
scandalistico: in piazza, nei bar, nei circoli culturali, nelle famiglie, nelle associazioni e
nelle sedi partitiche, negli ambienti ecclesiastici e sui giornali. Le sue parole, spesso,
venivano filtrate da gratuiti pregiudizi e da facili luoghi comuni, che andrebbero rimossi, per
una più serena comprensione del suo pensiero e delle sue scelte. P. Giustino viveva e pensava
da teologo. Fin da giovane, si era abituato a fare una lettura del sociale e a giudicare i suoi
vari fenomeni di carattere politico, economico, morale e culturale, alla luce delle verità, che
riguardano Dio eterno e l'uomo immortale.
Egli, muovendo dal dato rivelato e consegnato nei
libri sacri, si sente moralmente investito, per vocazione, della missione a parlare
dell'esistenza di Dio e della Sua natura; e, di riflesso, della Sua immagine sulla terra, che è
l'uomo, soggetto di vita morale e spirituale, deputato alla beata eternità, lungo i sentieri di
un preciso codice di comportamento evengelico. La catechesi e le prediche di P. Giustino avevano
toni talmente accesi ed irruenti, da sembrare che appartenessero più al periodo patristico,
caratterizzato dalla lotta apologetica contro i pagani e le eresie, che non a quello moderno,
teso all'incontro dialogico.
La sua rivolta morale non era tanto contro il comunismo nostrano, quanto contro la
radicalità del marxismo ateo, rigidamente tradotto in prassi quotidiana nei paesi dell'Est, con
persecuzioni d'ogni sorta contro la Chiesa e contro le libertà individuali di pensiero e di
religione. La storia non potrà mai darci appieno "di che lacrime grondi e di che
sangue" il mostruoso periodo stalinista o la spietata era brezneviana, tra di loro
strettamente collegati, come ci fa sapere ora, quasi ne fossimo all'oscuro, anche Mikhail
Gorbaciov 8 . P. Giustino appunta i suoi strali contro il materialismo storico, per il suo
carattere di eresia totale, per il suo impegno programmatico di cancellare l'idea di Dio dalle
coscienze. Egli, per formazione e per esperienza pastorale, è convinto che, tolto Dio dalla
vita dell'uomo, crollano tutti i principi morali e non è più possibile promuovere la giustizia
e il rispetto per i diritti dei popoli. La negazione di Dio è l'eutanasia dell'uomo. L'impegno
di P. Giustino per le cose che riguardano il Padre celeste, è impegno per l'uomo: maturato già
sui libri di teologia, durante gli anni oscuri del nazismo, si consolidava nel clima
post-bellico delle diffidenze internazionali e
della guerra fredda, quando, sulla scena mondiale, si stagliava sempre più nitido e
minaccioso lo stalinismo che, per intolleranza, persecuzioni, deportazioni in massa, esecuzioni
capitali e lavaggi di cervello, appariva il degno emulo della filosofia hitleriana. P. Giustino
non sa dimenticare la storia, con i suoi orrendi e sacrileghi delitti, che, giorno per giorno,
si consumano contro Dio e verso le anime nei paesi d'oltre cortina, a partire dalla rivoluzione
bolscevica del 1917, fino ai nostri giorni. La lotta brutale contro la Chiesa e la religione,
inaugurata da Lenin, morto nel 1924, e continuata coerentemente sotto Stalin, morto nel 1953,
mira fondamentalmente a due precisi obiettivi: sopprimere il Cattolicesimo e piegare la chiesa
ortodossa ad una passiva subordinazione allo stato ateo, per essere usata abilmente come
strumento di espansione e di propaganda":
Qualche esempio.
Nel 1930 viene annientata la Chiesa d'Ucraina, con i suoi 29 vescovi e migliaia di sacerdoti fucilati, imprigionati o esiliati. Si allestiscono musei antireligiosi, per soffocare ogni residuo di religione nel popolo. Nel sinodo di Mosca del 1948 la chiesa di Stato, quella ortodossa, manovrata dal partito, dirige un aspro attacco contro "le falsificazioni della fede ad opera della Chiesa cattolica romana e contro la politica guerra-fondaia del Vaticano " 10 . La realtà è che oltre la cortina di ferro c'è una Chiesa in catene: la Chiesa del silenzio, le cui vittime più illustri rappresentano solo la punta emergente di un immenso icerberg, costretto a vivere la dimensione comunitaria della propria fede nella clandestinità. P. Giustino, uomo di profonda fede, non sa restare indifferente dinanzi al massiccio fronte contro Cristo, che va sempre più consolidandosi nei paesi socialisti. I metodi ostili e persecutori, adottati nei confronti della Chiesa locale e della gerarchia ecclesiastica, lo impressionano fortemente. Gli arresti e le condanne, di numerosi presuli, costituiscono per lui altrettanti atti sacrileghi, che offendono profondamente il suo amore alla Chiesa e la sua fede in Cristo. Per i servitori di Dio, che soffrono a causa della fede, se altro non può fare per aiutarli, almeno offre la solidarietà della sua parola e della preghiera, invitando le coscienze cristiane a non addormentarsi nell'indifferenza e in un colpevole silenzio, di fronte alle allarmanti notizie che riescono a trapelare dai territori dell'impero moscovita: -l'estenuante prigionia del metropolita dell'Ucraina occidentale, Mons. Slipji; -il calvario di Alojzije Stepinac, il "cardinale senza porpora" della Chiesa jugoslava, il quale al tribunale-fantoccio che lo giudica e lo condanna, con la fede intrepida degli antichi martiri, fa sapere: "Gesù Cristo, del quale voi negate l'esistenza, è Dio. E sappiate che io sono pronto a morire per lui" 11 ; -la dolorosa vicenda dell'arcivescovo di Praga, Mons. Giuseppe Beran, a lungo confinato in un luogo sconosciuto;
-le peripezie del fiero e battagliero Primate di Polonia, card. Stefano Wyszynski che, anche dopo la dura esperienza del carcere, sa fronteggiare e reagire alle gratuite accuse di "ribellione",mosse- gli nel 1961 da Gomulka. "E'vero - dirà - la Chiesa si ribella. Ma si ribella all'oppressione" 12 ; - la via crucis del Primate d'Ungheria Giuseppe Mindszenty il quale, quando fu arrestato nel 1948 e condannato a crudele segregazione, con un processo, che si rivelò una vera mostruosità giuridica, commosse profondamente il mondo. P. Giustino, allora Ministro Provinciale, si associava "all'indignazione e deplorazione universale" inviando al Papa il seguente telegramma: "Provincia Minoritica abruzzese fortemente depreca sacrilego arresto - diabolico processo cardinale Mindszenty - protesta fedeltà Santità Vostra, invoca trionfo Cristo cattolica Ungheria '' 13 . La rivoluzione comunista, ovunque si affermi, porta avanti e mette in atto, tra i suoi primi punti programmatrici, la lotta alla religione cattolica e assume tutti i connotati di una "associazione di atei militanti", prendendo a modello quella sorta in Russia, nel 1929, che annoverò subito ben 5 milioni di tesserati, apostoli dell'ateismo 14 Nella Cina di Mao Tse-Tung, sostituitosi, nel 1949, al regime di Ciang Kai-Scek, vengono espulsi i missionari cattolici e messo in atto un sistema poliziesco e vessatorio nei confronti della Chiesa. Ovunque il comunismo allunga le sue propaggini, lì striscia l'antico serpente, in lotta col Cristo. Nulla è episodico, ma tutto è frutto di un preciso piano politico. Non sarà fuori posto qualche richiamo letterario e storico. Il marxismo affonda le sue radici nel pensiero di Feuerbach, Hegel, Strauss, Bauer e di tutta la critica illuministica tedesca, che percepisce la religione come un fatto mitico, fantastico ed illusorio. Il verbo di Marx si afferma, attraverso la rivoluzione, come momento reale e necessario dello sviluppo storico dell'uomo, dello Stato e della società; come forza dinamica della loro emancipazione dalla religione, ritenuta la coscienza erronea del mondo.
L'unica via per cambiare una realtà sbagliata, è l'abbattimento della teoria generale dell'errore, la distruzione del suo compendio encìclopedico: la religione, "sospiro della creatura schiacciata dall'infelicità, l'anima di un mondo senza cuore, nello stesso tempo in cui è lo spirito di un mondo senza spirito. E' l'oppio dei popoli" 15 . Per Marx, la rivoluzione del proletariato ha un passaggio obbligato, una conditio sine qua non: il rogo, la ghigliottina, la garrotta della Trascendenza. "La lotta contro la religione, dunque, è, per rimbalzo, la lotta contro questo mondo sbagliato, di cui essa è l'aroma'' 16 . La religione è vista da Marx come rinunzia dell'uomo a se stesso, imprigionato in una visione arcaica e tolemaica della storia. Se l'uomo vuol rendersi presente a se stesso, deve liberarsi da tutto quanto possa illusoriamente alienano: "Il comunismo comincia subito con l'ateismo'' 17 . Un'esistenza autentica dell'uomo si pone solo come negazione di Dio e abbattimento di ogni idea, che cerchi mediarne l'immagine. "La vera felicità del popolo esige che la religione sia soppressa, in quanto felicità illusoria del popolo 18 . Questa visione non appartiene alla preistoria del marxismo, ma arriva fino ai nostri giorni e viene ribadita anche nel 'nuovo corso di Gorbaciov. Pronunciamenti anti-religiosi emergono al 270 Congresso del PCUS, celebrato dal 25 febbraio al 6 marzo 1986; in esso viene ribadita "l'urgenza di una integrale educazione all'ateismo'' 19 . Più volte, in questi ultimi anni, la Pravda, in alcuni suoi editoriali, ha invitato ad intensificare la propaganda atea 20 . La linea Gorbaciov, ratificata dal Plenum del Comitato centrale il 28 gennaio 1987, all'infuori delle solite epurazioni, questa volta ai danni dei brezneviani, e di qualche apprezzabile iniziativa per la democratizzazione del partito, non ha detto nulla di nuovo nei confronti della religione, che resta oppio dei popoli ed illusoria aureola di questa valle di lacrime. P. Giustino per quello che attiene al suo tempo, non si lascia sfuggire alcuna occasione, per denunziare l'ingannevole progetto di giustizia, propugnato dal marxismo ateo e dallo stalinismo. Le clamorose rivelazioni di Nikita Cruscev, nel suo rapporto segreto al XX Congresso del partito comunista sovietico del 1956, ne sono una chiara riprova. I fatti si susseguono a ritmo serrato: nel '56 in Ungheria, nel '68 in Cecoslovacchia e di recente in Polonia e in Afganistan, sempre i carri armati sovietici a soffocare nel sangue le rivolte contro la dittatura. P. Giustino ha l'attitudine e lo zelo intrepido del santo, lo spirito battagliero del soldato di Cristo e la fede incrollabile dell'apostolo. Per una vita intera leva la sua voce contro il marxismo ateo, che considera non solo la somma di tutte le eresie, ma il più diabolico tentativo, che la storia ricordi, di disancorare l'uomo da ogni ordine etico e religioso. Il suo discorso resta sempre di natura teologica. I riferimenti alle mostruosità staliniste, alle goffe e folkloristiche iniziative crusceviane, alle involuzione fredde e spietate di Breznev, alla vita dei vari paesi satelliti, alla situazione contraddittoria in Cina, servono a dimostrare che le gravi carenze, riscontrabili nei paesi comunisti sul piano strettamente politico, sono un riflesso di quelle religiose e filosofiche, un segno della grossolanità di un sistema inefficiente ed ingiusto, che congiura contro l'uomo. Significative, in tal senso, le coraggiose prese di posizione dei vari Solzenitsyn, Grigorenko, Siniavskiy, Sacharov, Sharansky, ecc. Molti hanno rimproverato a P. Giustino, forse non a torto, di aver apertametne invitato, dall'altare, ad appoggiare il partito di maggioranza relativa, in occasioni di competizioni elettorali. Non si vuole giustificare questa sua scelta, ma si può cercare di capirla: il pericolo che anche l'Italia, seppure per via democratica potesse cadere sotto la dittatura del comunismo ateo, per diventare una provincia dell'impero moscovita, costituiva un motivo valido a convogliare i voti verso il partito di ispirazione cristiana, l'unico, per consistenza numerica e contenuti ideologici, in grado di fare argine al verbo di Marx.