Una liturgia viva in spazi troppo angusti
In un clima di intima gioia e di fervore interiore, la liturgia, efficacemente animata dai chierici, viene vissuta non solo come dossologia, come celebrazione di un passato remoto, ma come evento da comunicare, come valore da sperimentare, come progetto di vita comunitaria, che diventa servizio a Dio, nella verità e nell'amore. Lo studentato teologico di S. Antonio è attento alle novità e all'impulso, che il movimento liturgico riceve negli anni '50. Si vive in sintonia perfetta con l'insegnamento del Vicario di Cristo. Nel cammino di rinascita morale e spirituale della Chiesa e di tutto il Popolo di Dio, Pio XII aveva promosso la centralità della liturgia. Dinanzi alle coscienze scosse dagli orrori nazisti, essa diventa momento di riflessione, per ricostruire un'umanità provata dal dolore, dagli odi e dalle violenze inaudite della guerra. Già il 25 giugno 1943, in pieno conflitto mondiale, c'era stata l'emanazione dell'enciclica "Mistici corporis", che approfondiva la dottrina sulla natura della chiesa, presentata come Corpo Mistico del Cristo. Il terreno era preparato, per l'avvento della "Mediator Dei", del 20 novembre 1947, indicata unanimamente come la Magna Charta del movimento liturgico. Con questa enciclica viene ufficialmente riconosciuto alla liturgia il carattere, già messo in evidenza dal movimento liturgico, di "azione del popolo" e non più di semplice "azione per il popolo". La liturgia non può essere uno spettacolo offerto al godimento estetico, seguendo ancora i canoni dell'antica retoricao, che forzava all'ascolto, per suscitare una partecipazione emotiva dei fedeli. Pio XII definisce la liturgia come "il culto pubblico totale del Corpo mistico di Cristo, capo e membra"(l). Gli anni '50 rappresentano, sul piano liturgico, il faticoso lavoro di applicazione di questo fondamentale principio. Nella chiesa di S. Antonio, non ancora parrocchia, ma sempre gremita di fedeli, si fanno i primi e timidi esperimenti, per far assumere alla liturgia, fino a quegli anni troppo aristocratica e di élite, un carattere di dinamica evoluzione, capace di coinvolgere attivamente i fedeli. Viene promossa e curata la Messa dialogata, in modo che i fedeli non avvertano eccessivamente il disagio del distacco e della separazione da quanto si compie intorno all'altare.