Reliquiario a tempietto poligonale

Prezioso reliquiaro uscito dalla bottega dell'artista Nicola da Guardiagrele in argento inciso ,

                             

punzonato,traforato,scolpito,dorato.

 

Particolari da vicino

 

   

L’OSTENSORIO DI NICOLA DE FRANCA

 

Nel 1465 il maestro Nicola De Franca (forse di origine albanese, afferma il Priori) fece un magnifico ostensorio d’argento ricoperto di lamine di oro e da smalti con bei fregi a rilievo (lo smalto ora è quasi scomparso), di stile (Zotico e contenente reliquie di S. Biagio e di altri Santi. Il magnifico reliquiario, che si conserva tutt’ora nella chiesa parrocchiale, ha la forma di una piccola arca a sei facciate terminanti in una piramide e porta la seguente iscrizione che lo storico V. Bindi ha pubblicato per la prima volta corretta ed intera:

HOC EST ERCOVIVI BEATI BLASII

AC ALIORUM SANCTORUM

MCCCCLXV

HOC OPUS FECIT MAGISTER

NICOLAUS DE FRANCA

ECCLESIAE  S. NICOLAI DE LANZANO

TEMPORE PROCURATIONIS JACOBI TUCCII,

ANGELI PETRORJ, NICOLAI DE PALENA,

JACOBI ANTONII TENDONI.

 

La parola Ercovivi non è mai stata ben interpretata, ma sembra di origine albanese (a quel tempo la Sacca era abitata non solo da ebrei ma anche da albanesi. dàlmati. schiavoni…...) e dovrebbe significare “raccolta,reliquiario‘‘. Da ciò l’ipotesi che il maestro-artista Nicola De Franca fosse di origine albanese. Due storici, l’Antinori e l’Allegranza, abbracciano questa ipotesi e interpretano Ercovivi come “cassa preziosa di reliquie di Santi”‘. Oltretutto gli Albanesi in questo periodo si distinsero non solo per le opere pie, ma anche per  la fondazione di templi sacri all’ interno dell’abitato, essendo divenuti possessori di molti beni tanto che gli abitanti del quartiere adottarono alcuni vocaboli di lingua albanese. Il Bocache. a differenza degli altri, replica che il significato è forzato e azzardato in quanto i Lancianesi, attaccati alla loro lingua, difficilmente potevano prendere vocaboli stranieri nei loro idioma e quindi, nel volume VIII dei suoi manoscritti, fa derivare Ercovivi da un latino-barbaro con il significato di “candeliere ecclesiastico” sopra cui si ponevano ceri da accendere nei funerali a capo del cenotafio e anche in altre occasioni, come nei mattutini delle tenebre nei tre giorni della settimana santa; ma poi, consultando la lingua dalmatina e degli schiavoni abitanti nella Sacca, si convinse anche lui dei significato “raccolta di reliquie di Santi “. Invece, secondo il parere dell’illustre A.S. Mazzocchi, Ercovivo significa “candelabro ad uso di tomba di un Santo che vive in Dio”

Da notare nell’Ercovivo non solo i nomi dei quattro procuratori laici: Giacomo Tucci, Angelo Petrori, Nicola Di Palena e Giacomo Antonio Tedoni che, generalmente. si costituivano solo nelle ricorrenze di grandi imnprese ma anche tre reliquie rispettahili di venerabili Santi: la mascella con i denti del martire S. Biagio, l’osso del dito anulare di S. Nicola e l’osso di  S. Gorgonio martire.

Il Bocache, quindi, attribuisce il reliquiario agli albanesi “posati in Lanciano“, che hanno comunicato i costumi e il linguaggio della loro patria in questo ostensorio “fatto lavorare in argento composto  in oro e smalto, d’intero rilievo a forma di picciola arca a sei facce con cristalli, e terminante a piramide, fra sei altri fogliami  parimenti piramidale, e poggiante sopra un piede a modo di candeliere che chiamano Ercovivo”

 (Bocache: Manoscritti, vol.VIII)  

Il De Giorgio, nei suoi manoscritti, parla di questo reliquiario e lo definisce “lavoro pregevolo”

Il De Caesaris, nel suo libro “Qua e là per Lanciano “. dice che chi vede quest’ostensorio che si conserva nella chiesa di S. Nicola, non può non pensare all’influenza della scuola di Nicola da Guardiagrele: “non  ha la finezza  e la ricchezza  dei motivi ornamentali dell‘ostensorio di Francavilla cli Nicola Gallucci, ma lo richiama alla memoria

Il Parroco.

 

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