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Nella foto Arch. Vittorio RENZETTI il Sindaco Avv. Filippo PAOLINI e Dott. Andrea Rosario STAFFA
Polo Museale Santo Spirito
Il Monastero di Santo Spirito, è tra gli edifici più antichi della Città i suoi resti hanno superato secoli di vicende perlopiù distruttive che si sono protratte fino a pochi decenni orsono.
Molto è andato distrutto, ma ciò che restava in piedi è stato sufficiente per ripristinare e conservare la memoria di un complesso monastico trecentesco di grande rilevanza, appartenente all'Ordine del Papa del gran rifiuto.
L'iniziativa per salvare l'edificio dalla completa rovina cui sembrava condannato, fu assunta sul finire degli anni '80, con un progetto generale redatto dal Settore Urbanistica e Centro Storico del Comune, ma soltanto sul finire degli anni '90 si presentò l'occasione per avviare il avviare il recupero del complesso monastico. Lanciano fu inclusa nel Programma Operativo Multiregionale Turismo "Itinerari Culturali Interregionali-Le vie della Transumanza" ottenendo un contributo di 2,444 miliardi che consentì di acquistare l'immobile e di avviare i primi lavori di consolidamento e restauro.
La Fondazione del Monastero risulta da un atto notarile del 10/12/1293 col quale Fra' Onofrio. abate generale di Santo Spirito a Maiella, acquistò un terreno nella località che poi prese il nome dell'omonimo Monastero.
Per dimensioni e ubicazione, nelle intenzioni del suo fondatore il Monastero di Lanciano doveva costituire un centro religioso di considerevole importanza, in grado di esercitare il controllo di un vasto territorio.
All'epoca della sua fondazione la scelta dell'ubicazione corrispondeva ai requisiti e alle regole proprie dell'Ordine Morronese: all'esterno della cinta murata della Città, circondato da un vasto terreno coltivato e in prossimità di un importante crocevia di percorsi armentizi: il tratturo "L'Aquila-Foggia", il tratturo "Lanciano-Cupello" e il braccio "Lanciano-Castrelfrentano" sui quali transitavano pellegrini, mercanti, pastori.
L'ubicazione di Lanciano sull'antica Via Frentana e lungo il Tratturo ha favorito l'inserimento della Città in un vasto sistema di traffici commerciali anche con l'Oriente.
La Città era sede di numerose attività legate all'economia della transumanza: fabbri, ramai, carrai, falegnami, maniscalchi, funai, lavorazione della lana, dell'argilla, di corde di iuta per le navi (i restiari).
Proprio in adiacenza al Convento esistevano un lanificio e una fonderia. attivi fino a non molti anni orsono.
Fino al XV secolo S.Spirito mantenne il ruolo di importante comunità religiosa.
La decadenza del Monastero ha inizio nel XVI secolo con la sottrazione delle rendite a favore del convento di S.Spirito di Ortona danneggiato dalle incursione dei Turchi.
Un complesso di quelle dimensioni poteva sostenersi soltanto con adeguati cespiti. Venute a mancare le rendite si ridusse il numero dei Frati, non fu possibile assicurare la manutenzione dell'immobile che sin dalla sua fondazione presentava notevoli problemi di stabilità.
Il secolo XVII rappresentò per tutta la città un periodo di decadenza. Le Fiere scomparvero e l'economia della città si impoverì notevolmente.
Il Monastero, già ridotto nella sua componente monastica, fu soppresso con le disposizioni di Papa Innocenzo X e l'immobile, con l'abbandono dei Frati, subì ulteriori danni strutturali.
Nei secoli XVII e XVIII fu abitato saltuariamente da pochissimi Frati.
All'abbandono hanno fatto seguito i crolli che hanno causato la perdita di gran parte delle strutture antiche.
Sul finire del XVIII secolo l'immobile fu dapprima dato in affitto e poi venduto a privati i quali per utilizzarlo secondo le proprie necessità produttive trasformarono il Convento e la Chiesa in capannoni artigianali e deposito modificandone le caratteristiche strutturali in un susseguirsi quasi ininterrotto, nell'arco dei due secoli successivi, di adattamenti, ampliamenti e consolidamenti rendendo irriconoscibile l'organismo edilizio trecentesco. In tempi recenti una parte dell'edificio è stata destinata a stalla di sosta per cavalli da corsa!
La finalità del progetto è stata quella di recuperare e reintegrare, seguendo i caratteri della razionalità, una struttura antica adeguandola alle necessità ambientali e funzionali per una nuova destinazione d'uso compatibile con le caratteristiche dell'edificio.
In generale l'intervento è stato orientato a ricostruire l'unità architettonica e funzionale del complesso monastico con opere di consolidamento, ripristino e ricostruzione della parti crollate, nel rispetto delle caratteristiche strutturali e tipologiche dell'esistente. Sono stati impiegati materiali della tradizione locale compatibili con le strutture originarie, utilizzati con le tecniche contemporanee. L'idea seguita è stata quella di creare un ambiente discreto evitando l'inserimento di soluzioni ardite e di architetture moderne; un ambiente che consenta al visitatore di concentrarsi sulle opere esposte piuttosto che essere distolto dal contenitore. Un museo, cioè, che richiami l'attenzione su ciò che ospita e non su se stesso e sulle soluzioni adottate.
Le porzioni di muratura ricostruite sono state trattate con intonaco in malta di calce idraulica cromaticamente neutro, tendente al sabbia, per distinguerle da quelle originali a faccia vista.
Nel chiostro era del tutto mancante il portico. La sua ricostruzione è stata guidata dalla presenza delle mensole in pietra esistenti sul fronte Nord e parzialmente in quello ad Est. Probabilmente esso non era mai stato completato, ciò nonostante si è deciso di ricomporre l'unitarietà del chiostro ricostruendo l'elemento essenziale, segno distintivo della tipologia conventuale, secondo regole simmetriche. Il portico, inoltre, costituisce una struttura funzionale alla distribuzione degli spazi interni che si affacciano sulla corte.
Anche il disegno della corte è essenziale e rispondente a regole di simmetria. Sono stati ripristinati i due pozzi esistenti i quali, pur se posizionati in modo casuale, costituiscono elementi che appartengono al chiostro e ne documentano le trasformazioni.
Le difficoltà dell'intervento sono state non soltanto di ordine tecnico ma anche per la ricerca di un metodo per recuperare, per quanto possibile, quegli elementi che si potevano riconoscere originali liberandoli dalle sovrapposizioni incongrue, ricomporre l'unitarietà degli ambienti frammentati in pianta e in alzato, ricostruire tutte le parti crollate assicurando la stabilità, la riconoscibilità e l'inserimento discreto di nuove strutture, individuando la destinazione più appropriata e compatibile con le caratteristiche strutturali, realizzare gli impianti tecnologici e i servizi necessari con i criteri di riconoscibilità, reversibilità e compatibilità storico-ambientale.
I lavori sono stati eseguiti in più lotti successivi, man mano che si rendevano disponibili i finanziamenti, secondo le caratteristiche delineate con il progetto generale.
L'esecuzione dei lavori per lotti isolati, senza poter prevedere se e quando sarebbero stati finanziati gli altri lotti, l'esigenza di assicurare la funzionalità di ciascun lotto per rispettare le prescrizioni dei decreti di finanziamento, l'intervento di più imprese e in tempi dilatati sullo stesso complesso edilizio, hanno determinato inevitabilmente, oltre a problemi organizzativi, la ripetizione, la sovrapposizione e la sostituzione di alcune lavorazioni che si sarebbero certamente potute evitare se fosse stato possibile realizzare i lavori con un unico intervento in un solo cantiere.
Dopo quasi un ventennio di lavoro, è stato possibile recuperare un frammento di storia della Città salvandolo dalla rovina e acquisendo al patrimonio collettivo una struttura indispensabile e di grande valore semantico.
Le vicende passate ci insegnano che per la rovina di S.Spirito sono stati determinanti l'acquisizione dell'edificio da parte dei privati, l'utilizzo improprio dell'immobile e l'abbandono.
E' indispensabile che questa struttura recuperata sia utilizzata a pieno regime sfruttando tutte le potenzialità offerte dagli spazi a disposizione sia all'interno che all'esterno con il chiostro, il portico, la caffetteria e il book-shop.
Non soltanto, quindi, esposizione di reperti ma organizzazione di eventi, mostre, convegni, seminari, laboratori didattici, di restauro, corsi di approfondimento delle tecniche artigianali con particolare attenzione alla tradizione locale, ricerche storiche, centro di documentazione e di orientamento supportato dalle attrezzature multimediali di cui è dotato il Museo. Il tutto in diretto collegamento con il Polo Culturale di "Villa Marciani". Il percorso di collegamento pedonale realizzato tra i due complessi è funzionale proprio ad una stretta correlazione tra le attività della Biblioteca e quelle del Museo.
L'allestimento delle sale museali sarà curata dalle competenti Soprintendenze Archeologica e per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico per l'Abruzzo.
La sala convegni occupa la navata della originaria Chiesa di Santo Spirito e ha una capienza di 120 persone.
La sala sarà intitolata al compianto Architetto Vincenzo Bianco del Settore Urbanistica del Comune di Lanciano, che sul finire degli anni '80, consapevole dell'importanza del recupero di una struttura significativa per la storia della città, elaborò un progetto lungimirante fin dal periodo in cui l'immobile era ancora di proprietà privata.
Particolare attenzione è riservata all'accessibilità dei diversamente abili rispettando i requisiti prescritti dalla Legge 9/1/1989 n. 13 compatibilmente con le caratteristiche del complesso monumentale. Gli ambienti, i servizi, la sala convegni, il chiostro sono tutti accessibili. La strada pubblica e il parcheggio antistanti costituiscono importanti infrastrutture per la fruibilità del complesso.
CONSISTENZA:
Superficie del terreno: mq. 3.118;
Percorso pedonale di collegamento con la Biblioteca: mq. 635,50;
Superficie utile di pavimento: mq. 924.78, oltre il portico e il chiostro;
Volume netto mc. 4.755.68 ripartiti come segue:
- Sala convegni: mq 201,06 - mc 1.498,90
- Gruppo servizi: mq 58,93 - mc 176,79
- Soppalco: mq 58,93 - mc 282,89
- Reception, servizi, sale espositive:mq 102,38 - mc 629,64
mq 180,97 - mc 846,03
mq 282,66 - mc 1.321,43
- Caffetteria-book-shop: mq 39.85 - mc 134,29
Totale: mq 924,78 - mc 4.755,68
- Portico: mq 80,28
mq 94,68
mq 140,40
mq 104,40
Totale: mq 419,76
- Chiostro mq. 836,34
In allegato Invito inaugurazione Polo Museale